gregorio de falco

È critico e polemico Gregorio De Falco, non più facente parte del Movimento Cinque Stelle dallo scorso 31 dicembre del 2018, nei confronti della nuova legge di stampo salviniano, il decreto sicurezza bis. Una legge a sua detta suicida in cui si rintraccia, nel testo stesso, la sua forte contraddizione di fondo nonché un deterrente morte.

De Falco sul decreto sicurezza bis: “Un provvedimento suicida

Non si serve di mezzi termini Gregorio De Falco, tra i commentatori contrari e sconfortati dall’approvazione del decreto sicurezza bis. Le sue amare parole, rilasciate a Radio Radicale, trapelano inesorabili senza risparmiarsi spiacevoli e nefasti presagi sul futuro e sulla deriva che il decreto sicurezza bis, a sua detta, può provocare: “Questo provvedimento deve essere nei primi due articoli almeno disapplicato, perché contrastante con le normative convenzionali, lo iuris gentium si diceva una volta col diritto pubblico generale, internazionale.

Quindi il giudice dovrà disapplicarlo“.

La contrapposizione di fondo tra normative

La spiegazione in una contraddizione di fondo all’interno stesso del testo di legge approvato da pochissimi giorni in Senato: “Questo provvedimento è di per sé un provvedimento suicida lo stesso testo del provvedimento nel dire che comunque attua quelle norme nel rispetto delle convenzioni internazionali – chiosa De Falco – Significa che contrasta con quelle norme, in quanto quelle norme impongono il soccorso in mare e il decreto invece sanziona sostanzialmente il soccorso in mare.

Questa antinomia, questa contrapposizione tra norme comporta quindi che la norma approvata ieri, non si applica, dovrà essere disapplicata“.

Il duplice effetto di deterrenza: “Gravissimo

L’altro terribile effetto è il duplice effetto di deterrenza“, continua il senatore del Gruppo Misto.

Riferendosi alla possibilità futura che un comune pescatore possa trovarsi di fronte ad un naufragio, così tuona De Falco: “Dovrà decidere se incorrere nel reato di omissione di soccorso, oppure se rischiare di suo […] Quando si troverà davanti a questo dilemma sebbene possa anche avere la consapevolezza che la norma successivamente sarà disapplicata, in quel momento dovrà decidere. E come ha fatto Giarratano, come hanno fatto tanti e come faranno io spero tanti comandanti attueranno quella che umanamente è la scelta più giusta, si salva la vita e poi si parla.

Però è un dilemma innanzi al quale noi mettiamo la gente, ed è gravissimo“.

La morte come deterrente

Il secondo effetto deterrente: offrire la possibilità alle persone di poter ignorare la morte, il naufragio, il pericolo. Il vero deterrente rintracciato da De Falco: “L’effetto della la morte in genere come deterrenza rispetto alla partenze“.

Un provvedimento che “incide sulla carne viva

La chiusa è la ripresa dell’amarezza nel commentare il decreto sicurezza bis, con parole ancor più forti: “Il decreto sicurezza bis si tradurrà poi in un fascicolo, un pezzo di carta, in un documento e così viene trattato, vedo, dai miei colleghi.

Però questo qui non è e non rimane un pezzo di carta, questo provvedimento per quello che dicevamo, incide sulla carne viva non è burocrazia, e vorrei che questo fosse tenuto presente dagli italiani. Nessuno vi toglie niente, nessuno vi toglie niente di quei poveracci, noi gli togliamo la vita“.

Il “peggior tradimento” del M5S

Ma non è questa una requisitoria che risparmia il Movimento Cinque Stelle, imputato nel processo di De Falco: “Il peggiore dei tradimenti operati da questo Movimento Cinque Stelle 2017, sottolineo, è questo qui. quando lasciamo le persone che hanno bisogno in mare, indietro, questo è il tradimento che stiamo compiendo“.

Rintraccia nell’animo pentastellato odierno una sorta di battaglia senza scopo, un farsi portatori di pensieri di cui ha certa consapevolezza essere fallimentari. Il riferimento qui è anche alla recentissima bocciatura, arrivata oggi in Senato in tema di Tav, della mozione del M5S: “Il votare una mozione con la consapevolezza che si rimarrà soli, con la consapevolezza, ovviamente, dal 4 marzo non da ieri, che in Parlamento non ci sono i numeri, significa aver già rinunciato“.