Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro mobilita l’esercito per domare gli incendi in Amazzonia. Fra il sostegno di Trump e le critiche di chi lo accusa di esserne la causa principale (Immagine di repertorio)

Mentre la foresta amazzonica continua pericolosamente a bruciare, il presidente brasiliano di estrema destra Jair Bolsonaro decide di inviare l’esercito per risolvere il problema. Alle numerose critiche arrivate al suo indirizzo in queste settimane, Bolsonaro ha risposto in diretta televisiva. “Gli incendi forestali avvengono in tutto il mondo e non possono essere utilizzati come pretesto per sanzioni internazionali”, ha dichiarato Bolsonaro. Poi ha aggiunto che la foresta amazzonica “è parte essenziale della storia del Brasile” e che proteggerla è un dovere. Su Twitter è arrivato poi il sostegno di Trump: “Gli USA sono pronti a dare una mano”.

Bolsonaro si difende dalle accuse in diretta tv

“Stiamo agendo per combattere la deforestazione illegale”, ha proseguito il presidente brasiliano in diretta tv, annunciando la mobilitazione dell’esercito per domare gli incendi. “Siamo un governo di tolleranza zero contro la criminalità e il settore ambientale non è differente”. Ma per il momento questo non basta a spegnere le critiche e le pressioni sul governo del Brasile. Dall’insediamento di Bolsonaro, infatti, gli incendi sono aumentati esponenzialmente, e non son in pochi ad accusarlo di esserne la causa principale.

In prima fila le comunità indigene, minacciate dal disastro, che chiedono a gran voce le sue dimissioni. Nei loro confronti, infatti, Bolsonaro non ha mai manifestato grande simpatia. Intanto, Macron invita i membri del G7 in Francia a discutere per risolvere la situazione. “La nostra casa è in fiamme”, ha twittato il presidente francese, facendo inviperire Bolsonaro.

Il sostegno di Donald Trump

Il presidente Bolsonaro si è rivolto rabbiosamente anche ai leader riuniti al G7 in Francia, in particolare contro Macron. Fra i temi che verranno discussi, infatti, c’è anche la questione dell’Amazzonia e delle responsabilità del governo di Brasilia.

Bolsonaro ha ribadito la sovranità brasiliana sull’Amazzonia e accusato Macron di “mentalità colonialista”. Per lui inoltre i dati scientifici presentati finora (84% in più di roghi rispetto all’anno scorso) non rispecchiano la realtà e non ci sono gli estremi per delle sanzioni internazionali. Gli occhi e le dita del pianeta sono puntati su Bolsonaro, ma c’è anche chi, come Donald Trump, rinnova pubblicamente il suo sostegno al governo brasiliano. Aldilà delle manovre politiche, la priorità, al momento, resta quella di spegnere i roghi.

Perché se la foresta più grande al mondo brucia, le conseguenze ricadono su tutti quanti noi.