Marco Vannini e Franca Leosini

Sono passati 2 mesi dalla lettera dell’avvocato dei genitori di Marco Vannini ai vertici Rai, avente come oggetto alcune segnalazioni avverse alla ricostruzione del delitto proposta da Franca Leosini a Storie Maledette. Nel corso di due puntate speciali, la giornalista aveva intervistato Antonio Ciontoli offrendo una lettura degli eventi che, a detta di Marina Conte e Valerio Vannini, sarebbe stata “di parte” e completamente disancorata dalle emergenze processuali a carico degli imputati. Il padre e la madre della vittima tornano a parlare e scrivono alla conduttrice, con un fiume di parole infuocate alla luce di alcuni contenuti emersi nel corso della sua recente intervista ai microfoni di FQMillenium.

I genitori di Marco Vannini contro la Leosini

Dopo le recenti dichiarazioni di Franca Leosini a FQMillennium, i genitori di Marco Vannini tornano a far sentire la loro rabbia contro la giornalista.

Quello tra la famiglia del giovane ucciso nel 2015 a Ladispoli – per cui sono stati condannati in secondo grado Antonio Ciontoli (a 5 anni), sua moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina, fidanzata del 20enne (tutti a 3 anni) – è un sisma che si trascina dallo scorso luglio.

Risale ad allora, infatti, la lettera del legale dei Vannini, Celestino Gnazi, con cui si sottoponeva all’attenzione dei vertici Rai la condotta della trasmissione Storie Maledette (che ha ospitato Antonio Ciontoli per due puntate) e della sua storica conduttrice.

Per Marina Conte e Valerio Vannini, la giornalista avrebbe assunto una posizione tutt’altro che neutrale nella narrazione dei fatti, dipingendo la vicenda in modo completamente slegato da quanto emerso in sede processuale.

La lettera di Marina Conte e Valerio Vannini

Quello di Marina e Valerio Vannini è un lungo sfogo, che aggiunge parecchio a quanto già esposto a margine della discussa intervista all’imputato numero 1, Antonio Ciontoli.

Di seguito il testo integrale della lettera dei genitori di Marco Vannini, come riportato da Terzobinario.it.

Abbiamo avuto occasione dì leggere il sunto di una intervista rilasciata dalla giornalista Franca Leosini al mensile FQMillennium nel corso della quale la stessa narra che, in una puntata di “Storie Maledette” di circa 25 anni fa, l’intervistato, a fronte di una domanda scomoda, avrebbe tentato di strozzarla.

La Leosini inoltre, si autoproclama Verbo giornalistico affermando che lei legge gli atti processuali ed è precisa, mentre gli altri che devono portare “tutti i giorni merce alla bancarella” dicono anche tante inesattezze.

Francamente – proseguono –, ci sfugge il motivo per cui i suoi colleghi non reagiscano dinanzi a tanta spocchia e, soprattutto, a tanto disprezzo del lavoro altrui. Noi non abbiamo alcun timore a reagire alle brucianti e disumane offese della Leosini: detta signora, infatti – non paga di aver assunto la difesa di ufficio di Antonio Ciontoli allo stesso tempo dimostrando di avere una conoscenza degli atti del tutto insufficiente ed assolutamente parziale – offende in modo cinico e disumano la memoria di nostro figlio Marco (lo sanno tutti ma lo ricordiamo: un meraviglioso ragazzo di venti anni lasciato agonizzare a casa Ciontoli tra atroci sofferenze per oltre un’ora dalla fidanzata, dai suoceri e dal cognato dopo che un proiettile di devastante potenza gli aveva bucato polmoni, cuore ed una costola) affermando che “la vicenda di Marco Vannini” sarebbe in qualche modo emblematica delle “inesattezze” narrate da televisioni e giornali mentre solo lei (la Leosini) sarebbe stata “precisa” (naturalmente a favore dei Ciontoli!!).

Non possiamo consentirLe di autoproclamarsi Verbo (a favore dei Ciontoli) nella vicenda di nostro figlio perché Lei dice di “leggere gli atti” (mentre gli altri non lo farebbero).

Lei aveva ed ha tutto il diritto di esprimere le Sue opinioni, ma soltanto dopo aver rappresentato sia la tesi “colpevolista” che quella “innocentista”: al contrario, Lei ha voluto essere “innocentista” a prescindere. Ed infatti, nel corso della Sua intervista ad Antonio Ciontoli a “Storie Maledette” è stata scientificamente offerta, della “vicenda di Marco Vannini” – come Lei la definisce -, una lettura assolutamente parziale ed orientata in modo univoco ad esporre e favorire in via esclusiva le tesi difensive.

Noi gli atti processuali, si fidi, signora Leosini, li conosciamo a menadito e possiamo affermare che in quella trasmissione, non è stato lasciato spazio alcuno a tesi, argomenti ed elementi accusatori. E ciò, neppure in una narrazione che avrebbe potuto fare Lei in qualità di conduttrice, mentre talora, al contrario, si è persino esercitata nel suggerire tesi difensive lunari (“c’è da credere che Marco non abbia capito, non abbia realizzato di essere stato raggiunto da un colpo di arma da fuoco perché altrimenti si sarebbe attivato lui per primo ….avrebbe insistito per chiamare un’ambulanza”) che non solo dimostrano il Suo livello di conoscenza degli atti processuali, ma che hanno suscitato sorpresa ed imbarazzo persino nell’intervistato Ciontoli che pure, quanto ad affermazioni difensive prive di ogni credibilità (ma ciò è risaputo solo da coloro che effettivamente conoscono gli atti processuali) non è certamente secondo a nessuno.

Lei, signora Leosini, anche nel corso di quella intervista si è autoeletta a Verbo: avrebbe potuto, per onestà intellettuale, preventivamente dichiarare l’angolo visuale essenzialmente innocentista ed invece – ripetiamo, autoeleggendosi a Verbo – ha compiuto una operazione contraria, mettendo sul piatto una dichiarata pretesa di parlare “al di sopra delle parti”: un atteggiamento intollerabile in genere e soprattutto per noi.

È del tutto evidente, infatti, che quando ci si dichiara al di sopra delle parti ma si agisce come parte, si impedisce la formazione di un giudizio consapevole ed equilibrato, alterandolo.

Lei, nel corso di quella intervista, ha concesso libero sfogo all’intervistato, ripetutamente sottolineando generici “errori”, “stupidate”, “negligenze”, così palesemente tentando di eliminare dalla vicenda la caratterizzazione dolosa (richiesta e ribadita innanzi la Suprema Corte di Cassazione nei Ricorsi sia della Procura Generale che delle Parti Civili) ed esclusivamente evidenziando quella colposa, in perfetta linea con la tesi difensiva e con tecnicità di assoluta evidenza.

In siffatto contesto, evidenziare la negativa personalità del CIONTOLI (il cui comportamento è noto anche ai sassi e già stato definito – come ben sanno quelli che conoscono gli atti processuali – “estremamente riprovevole” e “particolarmente odioso” dalla stessa Sentenza di Appello) è stata una mera operazione di facciata. Di certo, le Sue domande non hanno certamente indotto Antonio Ciontoli a saltarLe al collo: più probabilmente sarà stato tentato di offrirLe un mazzo di rose.

Signora Leosini, noi non riusciamo a capire perché abbia voluto assumerne aprioristicamente la difesa dei Ciontoli: escludiamo che, quantomeno per il Suo passato, che sia in cerca di una sovrabbondante visibilità; escludiamo anche, ovviamente, che l’appartenenza del Ciontoli a Corpi speciali della Stato abbia avuto la minima influenza.

Poiché la nostra conoscenza degli atti processuali ci induce a ritenere che la Sua posizione innocentista sia stata assunta aprioristicamente, le chiediamo: perché? Infine, vogliamo rappresentarLe che il Suo recentissimo richiamo alla “vicenda di Marco Vannini” quale incomprensibile esempio di narrazioni inesatte a svantaggio dei Ciontoli, ci è apparso cinico, disumano, sprezzante non solo delle carte processuali ma soprattutto del nostro dolore. Marina CONTE Valerio VANNINI