Antonio Ciontoli, Marco Vannini e Franca Leosini

L’intervista di Franca Leosini ad Antonio Ciontoli, nell’ambito di uno speciale di Storie Maledette in due puntate, ha destato un moto di indignazione nella famiglia di Marco Vannini. Lo ribadisce il legale, Celestino Gnazi, che ha affidato al suo profilo Facebook la lettera inviata ai vertici Rai dopo la messa in onda. La madre del giovane, ucciso a Ladispoli nel 2015, aveva già manifestato la sua rabbia per non essere stata interpellata su quanto è stato trasmesso.

L’avvocato dei Vannini scrive alla Rai

Poche ore dopo la messa in onda della discussa intervista di Franca Leosini ad Antonio Ciontoli, durante due puntate speciali del 30 giugno e 2 luglio scorsi, i genitori di Marco Vannini hanno dato incarico al loro legale, Celestino Gnazi, di inviare una lettera ai vertici Rai.

Una missiva alla quale l’azienda non avrebbe ancora risposto e che l’avvocato ha pubblicato sul suo profilo Facebook. A margine delle dichiarazioni rese dall’imputato in tv, il sentimento di Marina Conte e Valerio Vannini è un misto di “sconcerto e indignazione“.

I miei assistiti – scrive il legale – esprimono grande sconcerto e la più ferma indignazione in ordine al contenuto alla intervista di che trattasi: non solo e non tanto relativamente a dichiarazioni ed atteggiamento (già abbondantemente noti) dell’intervistato ma soprattutto in relazione alla conduzione dell’intervista“.

I genitori di Marco: “Dichiarazioni senza contraddittorio”

Rappresentando la posizione dei suoi assistiti, dunque, l’avvocato Gnazi ha messo nero su bianco il loro parere sull’intervista. Quest’ultima, secondo i genitori della vittima, non sarebbe da definirsi tale per l’assenza di un contraddittorio.

Nella lettera alla Rai, si legge che il contenuto di quanto trasmesso, secondo il punto di vista della famiglia Vannini, sarebbe un insieme di “mere dichiarazioni assistite, conducenti esclusivamente alla esposizione della linea difensiva della famiglia Ciontoli senza alcun contraddittorio, senza il minimo accenno alle contrapposte argomentazioni accusatorie sostenute dalla famiglia Vannini“.

La richiesta di replicare ai contenuti trasmessi

L’avvocato Gnazi parla anche dell’approccio della conduttrice di Storie Maledette, che attraverso qualche “suggerimento” avrebbe fornito “argomentazioni difensive cui, sinora, il pudore (se in questa vicenda di pudore si può parlare) aveva impedito di far cenno“.

Marina Conte e Valerio Vannini hanno chiesto alla Rai di poter replicare a quanto emerso in sede di intervista.

Hanno inoltre sollecitato una valutazione dei contenuti trasmessi al fine di verificare se questi non siano in conflitto con la missione e le linee guida di un servizio pubblico.

Verso la Cassazione tra polemiche e rabbia

La madre di Marco Vannini ha rilasciato alcune dichiarazioni al Corriere della Sera, ribadendo la sua ferma opposizione al “vittimismo indecente” dell’imputato Antonio Ciontoli e della sua famiglia (tutta a processo e in attesa di Cassazione).

Ad alimentare il fuoco delle polemiche e della rabbia dei familiari della vittima è stato il focus sulla vita dei Ciontoli dopo la morte di Marco Vannini.

Franca Leosini ha sintetizzato così l’attuale assetto: “I figli di Ciontoli non trovano lavoro proprio a causa della gogna mediatica“.

Antonio Ciontoli, lo ricordiamo, è il principale imputato dell’omicidio di Marco Vannini. Si è autoaccusato, sostenendo di aver sparato (“per sbaglio”) al 20enne, morto dopo ore di agonia in seguito a condotte che in primo grado gli sono valse una condanna a 14 anni. In appello, la pena è stata ridotta a 5 anni con reato derubricato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo.

I primi due gradi di giudizio per sua moglie Maria Pezzillo e per i loro figli Martina (fidanzata della vittima) e Federico sono sfociati nella condanna a 3 anni di reclusione.

Assolta Viola Giorgini, fidanzata del figlio di Antonio Ciontoli presente in quella casa di Ladispoli la sera dei fatti. Era accusata di omissione di soccorso.