una scrofa in gabbia

La vita delle scrofe in gabbia all’interno di uno dei tanti allevamenti italiani ubicati nel Nord Italia è un’ulteriore conferma di quanta brutalità e lontano rispetto ci sia per gli animali. Animal Equality in collaborazione con altre 20 organizzazioni italiane e 130 in tutta Europa – tra cui CIFW, Animal Aid, ENPA, LAV e Terranuova – che da anni si battono per la tutela e i diritti degli animali ha deciso di contribuire con nuovi video-denuncia all’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, un appello rivolto alla Commissione Europea per porre la definitiva parola “fine” al maltrattamento degli animali allevati in gabbia in Italia e in Europa.

È attivata la petizione rivolta ai cittadini, chiamati ad intervenire ed unirsi al coro di chi vuole archiviare una parentesi di umana bestialità, si può già parlare di giornata storica per gli animali visto che, l’obiettivo prefissato, è già stato largamente raggiunto.

ATTENZIONE: NELL’ARTICOLO È PRESENTE UN VIDEO CON IMMAGINI CHE POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ

Chiusa la petizione: giornata storica per gli animali

AGGIORNAMENTO DEL 13/09/19 – A distanza di pochi giorni dall’11 settembre, data entro la quale le organizzazioni auspicavano di poter raggiungere il numero di firme sufficiente per presentare la richiesta all’ICE, è possibile parlare di enorme successo.

Il milione e mezzo di firme che servivano sono state raccolte e l’obiettivo è stato di gran lunga superato. “Siamo orgogliosi di essere parte di questa grande vittoria ottenuta grazie a una vasta collaborazione – si legge nel comunicato stampa – Solo poche ICE hanno raggiunto il milione di firme. Aver raggiunto il milione e mezzo di firma significa che la Commissione europea non potrà ignorare quanto la protezione degli animali allevati a scopo alimentare sia importante per i cittadini“.

Bando alle gabbie: una bestialità non necessaria

Dovrebbero essere libere di vivere, libere di potersi prendere cura dei propri cuccioli e invece l’uomo continua a rinchiuderle.

Dopo la drammatica denuncia della scorsa settimana portata avanti da Animal Equality che ha filmato l’efferata modalità con cui vengono uccisi migliaia di maiali in un macello della Lombardia, arrivano nuovi video che questa volta testimoniano le barbarie inflitte alle scrofe. Ancora una volta, la denuncia arriva dal Nord Italia e ancora una volta le telecamere si sono infiltrate in uno di quegli allevamenti che “crescono” la famigerata eccellenza, la maschera di una bella e prestigiosa etichetta che cela la disumana realtà.

Le immagini di per sé basterebbero a spiegare quanto sia drammatica la situazione senza necessitare di parole. Nel filmato si osservano centinaia di scrofe, centinaia di madri che per volere dell’uomo non possono crescere i propri piccoli, né accudirli ma solamente partorirli e lasciarli sopravvivere in ambienti angusti e indecenti sin quando non saranno sufficientemente grandi per essere macellati e dati in pasto ai consumatori che troppo spesso non vengono messi in condizione di vedere oltre una scatola in polistirolo e una data di scadenza.

End the Cage Age: quando la gabbia è una trappola

Non gabbie ma trappole, carceri per animali. Sono numerosi gli scatti, crudeli esattamente quanto lo sono i filmati diffusi in queste ore proprio dalla coalizione End the Cage Age, nata dalla volontà di chiedere all’Europa di prendere atto di tutta questa violenza gratuita e chiedendone soprattutto, la fine.

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Nell’allevamento nel Nord Italia sono migliaia le scrofe – e in Italia il numero sfiora le 500mila – costrette a vivere in pochi metri, circoscritte da sbarre in ferro che le avvolgono, impediscono loro di muoversi, ferendole quando questo accade. Un trattamento atroce e che non trova alcuna spiegazione. All’interno delle gabbie, la situazione è spaventosa: oltre a non potersi muovere se non porsi, al limite, su due zampe e con la poca energia che rimane loro, le scrofe sono condannate ad una vita all’interno di un ambiente spietatamente sporco.

Insetti, escrementi e cadaveri

Incubatrici di cibo di qualità e nulla più: come sottolineato nel comunicato stampa diffuso dalla coalizione End the Cage Age, circa il “90% del suini nati in Italia, ovvero nati da scrofe tenute per la stragrande maggioranza in gabbia, finisce nelle filiere del DOP“. Condizioni che, come viene sottolineato nel comunicato, sono gravissime: ad avvolgere le scrofe, oltre alle sbarre in ferro, c’è di tutto. Budella, resti di animali, sporcizia di vario genere, escrementi, insetti e non mancano nemmeno cuccioli morti i cui cadaveri giacciono in avanzato stato di decomposizione.

Abolire le gabbie si può

Non c’è ragione per cui ciò avvenga e non c’è giustificazione all’inferno. Come denunciato dalle associazioni, questi filmati e queste immagini scattate in loco, denunciano l’estrema controindicazione delle gabbie anche dal punto di vista igienico-sanitario. Abolire le gabbie è possibile ed è già una realtà in paesi come il Regno Unito e la Svezia, dove sono state del tutto vietate. “Chiediamo ai cittadini italiani che non l’hanno ancora fatto di firmare l’iniziativa europea contro le gabbie – continua il comunicato – Per mettere fine a questo sistema di allevamento, crudele e non necessario“. In questo momento l’obiettivo è raggiungere 1,5 milioni di firme entro l’11 settembre a fronte di 1 milione, quanto richiesto dall’ICE per presentare la richiesta agli occhi della Commissione Europea chiamata doverosamente a discutere l’abolizione delle gabbie.