Roberta Bruzzone e Massimo Sebastiani

Una perizia psichiatrica per Massimo Sebastiani, reo confesso dell’omicidio della 28enne Elisa Pomarelli a Piacenza. È questa la richiesta che presto sarà presentata dalla difesa dell’uomo, la cui eventualità è stata confezionata come certezza all’esito del colloquio in carcere con Roberta Bruzzone. La criminologa è consulente di parte nominata dall’avvocato Mauro Pontini, legale del 45enne, e al termine dell’incontro con l’indagato ha dato la sua lettura della situazione: È una persona molto provata, non riesce a capire perché l’ha uccisa.

Sebastiani: la difesa vuole la perizia psichiatrica

In qualità di consulente tecnico di parte per la difesa di Massimo Sebastiani, rappresentata dall’avvocato Mauro Pontini, Roberta Bruzzone ha incontrato il reo confesso del delitto di Elisa Pomarelli.

Un colloquio di circa 2 ore in carcere, a Le Novate (Piacenza), per stabilire la sussistenza di margini utili alla richiesta di una perizia psichiatrica per l’assistito.

E la risposta affermativa a questo interrogativo è arrivata attraverso le dichiarazioni della criminologa, che all’esito del colloquio ha dato per certo il prossimo orizzonte difensivo: la valutazione del suo quadro psichiatrico.

Roberta Bruzzone: “È una persona provata”

Roberta Bruzzone, come riportato dal servizio del quotidiano Libertà, ha riferito le sue impressioni sull’indagato dopo l’incontro in carcere.

Sebastiani è una persona molto provata, che con fatica sta facendo i conti con tutto quello che è successo“.

La criminologa ha dichiarato di essersi convinta della necessità di una richiesta di perizia psichiatrica davanti alla condizione del 45enne, preda – a suo dire – di un “disorientamento” che avrebbe radici molto profonde: “Nei 2 anni precedenti all’evento, si è manifestata una progressiva crisi gravissima di natura depressiva che ha lasciato ampi riscontri nella vita; aspetto che non è stato in grado di elaborare e di riconoscere e purtroppo nessuno di quelli intorno a lui sono riusciti a riconoscere nella giusta prospettiva“.

Secondo la lettura di Roberta Bruzzone, il reo confesso avrebbe vissuto uno “stato depressivo che andava crescendo di pari passo con l’ossessione affettiva, iniziata come dipendenza affettiva nei confronti di Elisa Pomarelli“.

Non riesco a capire perché l’ho fatto“: è questo il punto di domanda ricorrente – stando a quanto dichiarato dalla consulente della difesa – nelle parole di Massimo Sebastiani.

La busta che li avrebbe divisi

Secondo Bruzzone, il 45enne non aveva intenzione di uccidere quando è entrato nel pollaio con la 28enne: “Ho motivo di credere a Sebastiani. Lì (nel luogo dove è avvenuta l’aggressione, ndr) succede qualcosa di terribile, di cui per certi versi è spettatore, lui si vede agire, ma non riesce a realizzare fino in fondo quello che fa fin quando purtroppo si rende conto che Elisa è morta.

Lui esclude qualunque discussione, qualunque confronto fisico, qualunque lite, qualunque offesa da parte della ragazza. È qualcosa che accade in maniera estemporanea, rapidissima, e che coglie di sorpresa purtroppo entrambi“.

E ritorna in testa la questione della misteriosa busta che avrebbe diviso i due di lì a poco, come dichiarato da Roberta Bruzzone: “Lei gli aveva chiesto di conservare la busta di cui si è già parlato e che con quella non avrebbero più avuto la necessità di effettuare lavoretti e quindi la frequentazione si sarebbe ridotta. A quel punto gli è crollato il mondo addosso“.