tiziana cantone

Tiziana Cantone non è sparita dal web, purtroppo. Il video che l’ha portata, dopo anni di sofferenze, a legare una sciarpa al soffitto e impiccarsi nella tavernetta di casa sua, è ancora online.

Oggi, però, Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana, annuncia che le cose potrebbero essere davanti a una svolta investigativa: grazie a delle tecnologie di origine statunitense i video rimanenti online potrebbero essere intercettati ed eliminati una volta per tutte.

Un team per “cancellare Tiziana” dal web

Maria Teresa Giglio ha raccontato ad Adnkronos che le ultime novità le ridanno un po’ di speranza. La notizia dell’esistenza di siti in cui il video di Tiziana compariva ancora, e spesso a scopi lucrativi, è arrivata da uno studio legale romano: “Un giorno mi contatta l’avvocato Luciano Faraone dello Studio Bernardini De Pace di Roma dicendomi che c’è un team che si chiama Gruppo Emme, composto da investigatori informatici che lavorando in modo legale, grazie all’applicazione dei sistemi statunitensi, che occupandosi di violazione del copyright e pirateria, hanno scoperto per caso una miriade di siti pedopornografici in cui c’erano ancora i video di Tiziana“.

La disperazione di Maria Teresa Giglio è tangibile nelle sue parole: “Anche io spesso penso di farla finita come ha fatto Tiziana perché da tre anni non cambia niente”.

Tiziana Cantone, che fa guadagnare tanto

Perché Tiziana Cantone non sparisce dalla rete, come al famiglia chiede da tempo? Semplice: Tiziana Cantone significa “soldi”: Due utenti che hanno caricato i video di Tiziana sono stati individuati a Milano e la maggior parte sono italiani che guadagnano ancora con i video di mia figlia”.

La legge sul revenge porn è stata un passo avanti ma non è bastato: “Lo Stato non fa molto, hanno approvato la legge sul revenge porn che però è incompleta perché servono delle regole nuove, a cominciare da Facebook.

Non possono più girarsi dall’altra parte dicendo che non hanno un obbligo di controllo preventivo“.

Ora, il lavoro del team statunitense potrebbe rappresentare davvero la luce in fondo al tunnel: “Questo team si e’ occupato di individuare sia i server che pubblicano questi video illegali, tra cui ce ne sono anche alcuni russi, sia di denunciare l’azienda che li nasconde, che ne garantisce l’anonimato ovvero fa in modo che i responsabili dei vari siti non vengano individuati. Ci vogliono leggi che valgono in tutti i Paesi e devono responsabilizzare questi colossi che non possono passarla liscia“.