fotogramma degli scontri 9 febbraio torino

La manifestazione trasformatasi in guerriglia urbana lo scorso 9 febbraio, a Torino, e organizzata dagli anarchici a seguito dello sgombero dello storico centro sociale Asilo ha portato ad una vasta operazione della Polizia di Stato del capoluogo piemontese. Questa mattina, contro gli anarchici indagati in seguito ai disordini sono state eseguite diverse misure cautelari dagli agenti.

I reati contestati agli anarchici

Agli anarchici finiti nel mirino degli inquirenti sono contestati i reati di lesioni aggravate, danneggiamento, imbrattamento e resistenza a pubblico ufficiale. Le misure cautelari sono state eseguite contro militanti provenienti da Torino, Sardegna e Lombardia. Nell’ambito dell’operazione Scintilla, era stato eseguito lo sgombero del centro sociale Asilo occupato da 20 anni e sito in via Alessandria a Torino.

Contro quello sgombero si era scatenata la rivolta degli anarchici. Erano stati fermati 11 militanti a seguito della manifestazione sfociata in guerriglia urbana che erano poi tornati in libertà con l’obbligo di firma il 14 febbraio.

Per 6 di loro era scattato anche il figlio di via, con il divieto di mettere piede a Torino per un periodo fino a 3 anni. Contro la decisione di rimetterli in libertà era scattata la protesta del Sindacato di Polizia. I danni causati in città dalla guerriglia erano stati diversi: automobili distrutte, la sede della SMAT-Società Metropolitana Acque Torino danneggiata, auto vandalizzate nel parcheggio dell’arma dei carabinieri, cassonetti incendiati e un autobus con i passeggeri a bordo assaltato e distrutto.

Le misure cautelari e le perquisizioni

Oltre alle misure cautelari eseguite stamattina contro gli anarchici, sono in corso diverse perquisizioni delegate dall’Autorità Giudiziaria di Torino con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo piemontese sono state portate avanti in questi mesi dalla Digos di Torino. L’attività degli inquirenti si è avvalsa della collaborazione delle Questure di Milano, Ravenna, Sassari, Trento e Cuneo.