Parco Verde di Caivano, dove sono morti Antonio Giglio e Fortuna Loffredo. Fonte: Ansa

È un destino crudele quello che ha legato per sempre i bimbi morti nel Parco Verde di Caivano, Antonio Giglio e Fortuna Loffredo. Per la morte di quest’ultima è stato condannato, dalla Corte d’Appello, all’ergastolo Raimondo Caputo. L’uomo da un’aula del Tribunale di Napoli, ieri 11 ottobre, ha ribadito nuovamente la propria innocenza.

La morte della piccola Fortuna Loffredo

La piccola Chicca, come tutti chiamavano Fortuna Loffredo, è morta il 24 giugno del 2014 nel Parco Verde di Caivano. Un luogo che era già stato precedentemente teatro di orrori e di violenze. Gli inquirenti, sin dal primo momento, la giudicarono come morte sospetta.

Per questa, sono stati condannati Raimondo Caputo all’ergastolo e la compagna Marianna Fabozzi a 10 anni di carcere per concorso in violenza. Nello specifico, la donna avrebbe permesso a Caputo di abusare di una delle sue figlie e dell’amichetta, appunto Fortuna. Per la condanna, la Fabozzi ha presentato un ricorso, rigettato lo scorso luglio dalla Corte di Cassazione. La 35enne è stata, così, condotta in carcere dai carabinieri per scontare 10 anni di reclusione.

I due a processo per un altro caso, quello per la morte del piccolo Antonio Giglio

La morte della piccola Chicca aveva riacceso i riflettori su un altro caso accaduto sempre al Parco Verde di Caivano, solo un anno prima.

Il 28 aprile del 2013, il piccolo Antonio Giglio, figlio di Marianna Fabozzi, era morto precipitando nel vuoto, come Fortuna. Il decesso fu considerato inizialmente un incidente; ma, nel mese di giugno di quest’anno, a distanza di 6 anni da quel tragico giorno, il Gip di Napoli Pietro Carola ha deciso di disporre un’ordinanza d’imputazione coatta nei confronti di Fabozzi e Caputo, un provvedimento che porta automaticamente al processo.

Raimondo Caputo si professa innocente

Per la morte di Antonio Giglio, Raimondo Caputo è accusato di favoreggiamento personale e Marianna Fabozzi, la madre del piccolo, di omicidio.

Ieri, 11 ottobre, si è tenuta l’udienza, subito rinviata, come si legge su Ansa, in cui il gup Luana Romano si sarebbe dovuta pronunciare sull’imputazione coatta disposta lo scorso giugno. Durante l’udienza per un altro crimine, Caputo ha voluto ribadire nuovamente la sua innocenza nel caso di Fortuna Loffredo. “Io non l’ho mai toccata Fortuna, non l’ho mai violentata“, ha gridato l’uomo nell’aula del Tribunale di Napoli, e ha concluso: “Non le ho mai messo una mano addosso“. Su Napoli Today si legge che l’udienza è stata rinviata al prossimo 9 gennaio per un legittimo impedimento dell’indagata.

Immagine in evidenza: Parco Verde di Caivano, dove sono avvenute le morti dei piccoli Antonio Giglio e Fortuna Loffredo. Fonte: Ansa