tafida raqeeb

Tafida Raqeeb è arrivata in Italia. La bimba inglese, affetta da grave lesione cerebrale, continua a vivere e in questo momento è appena arrivata all’Ospedale Gaslini di Genova. Si ipotizza di poter ricoverare la piccola in terapia intensiva e sottoporla a visite e controlli al fine di comprendere se ci sono margini di soluzione al suo grave problema clinico.

I casi precedenti

Prima di lei c’erano stati Charlie Gard e Alfie Evans. In entrambi i casi si trattava di bambini di cittadinanza britannica con funzioni vitali compromesse e la cui esistenza era legata indissolubilmente alle macchine che li tenevano in vita. In entrambi i casi i medici degli ospedali avevano palesato l’esigenza di staccare la spina e i genitori si erano battuti presso la corte britannica perché ciò non accadesse.

In entrambi i casi, la corte aveva dato ragione all’ospedale.

Il Gaslini si propone per aiutarla

Nel caso di Tafida, invece, no. La Corte Inglese ha deciso che la famiglia ha diritto a fare un ulteriore tentativo e l’ospedale Gaslini, a luglio, aveva già dato la sua disponibilità ad ospitare ed aiutare la piccola.

Una nota dell’ospedale, all’epoca, aveva spiegato: “Documenti evidenziano l’estrema gravità delle condizioni cliniche in linea con quanto indicato dai medici inglesi, e il fatto che in Italia non si opera una sospensione delle cure, se non in caso di ‘morte cerebrale’, quadro diverso da quello di Tafida“.

Per Tafida è stata chiesta la cittadinanza italiana per motivi umanitari. La famiglia Raqeeb nella sua battaglia, è stata aiutata anche dall’associazione italiana di Giuristi per la vita, che ha coordinato il passaggio legale Inghilterra-Italia. La richiesta della cittadinanza è finalizzata a un sostegno di tipo economico, che ha spiegato l’avvocato Filippo Martini a Repubblica: “Abbiamo presentato domanda per la cittadinanza un mese e mezzo fa il ministro dell’Interno era ancora Matteo Salvini.

L’abbiamo ripresentata anche con il nuovo Governo, attendiamo risposta. La cittadinanza aiuterebbe i Raqeeb anche per i costi sanitari”.