macerie strage di Bologna

L’esperto esplosivista Danilo Coppe ha depositato la perizia integrativa – elaborata con il colonnello dei Carabinieri Adolfo Gregori – in risposta ai quesiti posti dalla Corte d’Assise nell’ambito del processo a carico dell’ex Nar Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage di Bologna del 2 agosto 1980. Lo riporta Adnkronos, che pochi giorni fa aveva diffuso la notizia sui risultati dell’esame del Dna condotto sui resti attribuiti alla vittima sarda Maria Fresu: la maschera facciale, lo scalpo e le dita di una mano destra non appartengono alla giovane mamma morta in quell’inferno insieme alla figlia di 3 anni. Il corpo della donna non è stato quindi ritrovato e Coppe aveva espresso seri dubbi sull’ipotesi che l’esplosione possa averlo disintegrato.

I resti non sono di Maria Fresu

È stata depositata la perizia integrativa elaborata dal perito esplosivista Danilo Coppe e dal colonnello Adolfo Gregori (comandante della Sezione Chimica, Esplosivi e Infiammabili dei Ris) disposta nell’ambito del processo per la strage di Bologna che vede alla sbarra l’ex membro dei Nar, Gilberto Cavallini, su cui pende l’accusa di concorso nella strage di Bologna.

I resti inizialmente attribuiti a Maria Fresu, vittima sarda dell’attentato del 2 agosto 1980, non sono suoi: la conferma, secondo quanto riportato da Adnkronos, arriva dopo i dubbi emersi in merito all’attribuzione del materiale organico contenuto nella bara.

La maschera facciale, lo scalpo e i resti delle dita di una mano destra che si credeva appartenessero alla 24enne – morta insieme alla figlia di 3 anni in quella folle mattinata di 39 anni fa – non appartengono a lei.

Dna femminili e la vittima numero 86

I resti trovati nella bara di Maria Fresu, analizzati dopo la riesumazione effettuata nel cimitero di Montespertoli (Firenze), rispondono a 2 Dna femminili ma non alla giovane donna sarda morta nella strage.

Sullo sfondo dell’ipotesi che possa esistere una vittima numero 86, ‘sfuggita’ al bilancio ufficiale della strage e ‘portatrice’ di ulteriori interrogativi, si staglia l’eventualità di altri accertamenti utili a confermare o escludere questo scenario.

Stando a quanto emerso, potrebbero esserci margini per arrivare a valutare la compatibilità del materiale organico con l’identità di altre donne rimaste uccise nell’esplosione, ma occorrerà attendere la decisione della Corte d’Assise di Bologna su eventuali nuovi esami.

Secondo la perizia, dunque, sarebbe possibile che quanto rinvenuto nella bara di Fresu appartenga a una delle vittime identificate – per il volto i periti ne citerebbero 7, riporta Ansa, per la mano 2 – e questo anche alla luce delle ricerche condotte sul campo all’epoca dei fatti. Seguendo questa lettura, la concitata ricerca di eventuali sopravvissuti tra le macerie potrebbe aver prodotto un ‘mescolamento’ di resti organici.

I periti chiamati a rispondere ai quesiti avanzati dalla Corte, Coppe e Gregori, avrebbero inoltre rilevato la presenza di una quantità esigua di esplosivo su quello che si è ritenuto il presunto interruttore di sicurezza utile al trasporto dell’ordigno. Gli interrogativi restano ancora tanti.