Mano di bimbo con flebo su letto d'ospedale

Nel 2019 si può morire a scuola? È questa la domanda che in questi giorni continua a ripresentarsi, complici i drammatici avvenimenti di Milano e Treviso. Oggi, in una scuola di Monterotondo, una bimba di 8 anni ha accusato un malore e, nonostante la celerità dei soccorsi e il trasporto d’urgenza in ospedale, per lei non c’è stato nulla da fare.

Bimba di 8 anni muore a scuola

Il dramma si è consumato nella mattina di oggi in una scuola elementare di Monterotondo, porte di Roma. La bimba si trovava insieme ai suoi compagni durante l’intervallo e aveva da poco mangiato uno spuntino quando ha accusato un malore.

Immediato l’intervento degli insegnati che hanno chiamato il 118, quando gli operatori sono giunti nell’istituto hanno immediatamente praticato la rianimazione e organizzato il trasporto prima preso l’ospedale di Monterotondo, dove la piccola è stata stabilizzata e, successivamente, con elicottero presso il Policlinico Gemelli.

La bimba è deceduta poco dopo il suo arrivo nel secondo ospedale. Al momento non sono chiare le cause della morte, per questo la procura di Tivoli ha disposto l’autopsia.

Corsi di primo soccorso nelle scuole: sì o no?

Se nel caso di Milano, la delicata e drammatica vicenda dovrà essere analizzata con precisione, quanto accaduto a Treviso e Monterotondo ha riaperto lo spiraglio su una questione che si fa ormai ripetitiva ovvero: i corsi di primo soccorso nelle scuole possono fare la differenza?

Il 27 settembre scorso un docente di educazione fisica ha salvato un suo allievo di 17 anni il cui cuore era andato in arresto, praticando il massaggio cardiaco di 9 minuti, mantenendolo il vita fino all’arrivo del 118. Nel caso specifico, il protagonista della vicenda, il professor Mauro Alessano, ne rappresenta un esempio affermativo. Il docente stesso da anni è promotore di tali corsi perché fermamente convinto che siano di vitale importanza.

Un tema questo che, insieme alla presenza del defibrillatore in ogni scuola, resta al centro di dibattiti e casi come quelli di Taranto, Treviso e Monterotondo, anche se qui bisogna aspettare il referto dell’autopsia, ne rappresentano elementi chiave per discuterne sulla validità o meno.