Desiree Piovanelli è morta, uccisa da tre minorenni e un maggiorenne, nel 2002. Da anni il padre Maurizio Piovanelli ha lottato perché venisse a galla la verità sull’omicidio di sua figlia, convinto che dietro ci sia un giro di pedofilia. Le minacce in questi anni non sono mancate, e ora il Giornale di Brescia racconta di cartelloni di insulti appesi in strada.

Gli insulti al padre di Desirée

Piovanelli Maurizio sei un miserabile burattino appeso ai fili dei burattinai di Leno“, si legge questo su uno dei cartelli apparsi in strada a Leno, in provincia di Brescia.

Sul secondo cartello, invece, c’è un attacco agli uomini “in divisa” definiti” vigliacchi”.

Il fantoccio sulla cancellata di casa

Questo è solo l’ultimo episodio che colpisce la famiglia Piovanelli. Diversi mesi fa, un fantoccio con un teschio era stato trovato impiccato alla cancellata di casa della famiglia di Desirée.

Un anno fa, ricorda Ansa, il padre era riuscito a far aprire un’inchiesta bis sulla morte della figlia sostenendo che dietro all’omicidio ci fosse in giro di pedofilia con un mandante ancora in libertà.

Stando alla sentenza arrivata dopo l’omicidio, Desirée era stata uccisa dopo un tentativo di stupro a cui si era opposta.

Il suo corpo era stato ritrovato nella cascina Ermengarda, a Leno, vicino alle case in cui vivevano i protagonisti della vicenda giudiziaria. Per l’omicidio erano stati condannati tre minori, che hanno ormai scontato la loro pena, e un maggiorenne. Proprio quest’ultimo, Giovanni Erra, lo scorso giugno è stato riascoltato in Procura. Precedentemente aveva persino scritto a Barbara d’Urso: “Io non c’ero quel giorno, ero a casa mia. Mi ricordo molto bene che dormivo.

Io sono un uomo molto fragile e non sono capace di far del male neanche a una mosca. Conoscevo molto bene la povera Desirée, veniva a casa mia e giocava con mio figlio, io uscivo e stavo con loro“. Erra si è sempre proclamato innocente.