stabilimento dell'ex ilva di taranto

Dalla ArcelorMittal arriva conferma circa la presenza all’interno degli uffici della Guardia di Finanza. Un doppio blitz che è stato coordinato dalle procure di Taranto e di Milano. Dopo la minaccia di spegnimento degli altoforni resa manifesta dall’azienda, di venerdì l’esposto dei commissari straordinari dell’acciaieria di Taranto basato sull’art. 499 del Codice Penale per “distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione“.

ArcelorMittal, GdF negli uffici amministrativi

Come si apprende dalle agenzie stampa, la Guardia di Finanza ha bussato alla porta della ArcelorMittal Italia nelle sue due sedi di Taranto e Milano.

Secondo quanto emerso, la GdF starebbe acquisendo documenti, digitali e non solo, mettendo in atto una serie di perquisizioni e sequestri negli uffici siti nelle due città. Nel mentre, come confermato da Ansa, sempre dal colosso franco-indiano giunge notizia della sospensione dello spegnimento dell’altoforno 2, la cui interruzione dell’attività era stata segnata in agenda il venturo 13 dicembre.

Sospeso lo spegnimento fino a sentenza

Un piano sospeso che arriva come diretta conseguenza della richiesta formulata dal presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, giunta lo scorso venerdì.

Alla ArcelorMittal è stato di fatto chiesto di interrompere il piano sin quando non sarà definita la causa civile sopraggiunta col ricorso d’urgenza che gli stessi commissari straordinari dell’ex Ilva hanno sporto. In attesa del 27 novembre, giorno in cui le parti presenteranno le proprie ragioni in merito, la multinazionale ha comunque voluto specificare come lo spegnimento degli altoforni sia “in linea con le pratiche internazionali” e come, soprattutto, la procedura in quanto tale non recherebbe alcun potenziale danno alle strutture, questione invece sollevata e contrastata dagli esperti.

Aggiotaggio informativo e distrazione di beni del fallimento

Questi ultimi fin dal principio avevano già reso manifesto il sospetto che la multinazionale potesse puntare allo spegnimento – in poche settimane – senza considerare i danni che la struttura potrebbe subire e che potrebbe, potenzialmente, metterla del tutto fuori uso previa una costosissima ristrutturazione da equivalersi in milioni di euro. Ritornando sull’inchiesta milanese, un fascicolo a carico di ignoti, e su cui indagano i pm, i reati ipotizzati sarebbero false comunicazioni al mercato (aggiotaggio informativo) a cui si aggiunge l’ipotesi di distrazione di beni del fallimento, contemplato dall’articolo 232 della legge fallimentare comma 2.