moglie antonio borgia

Un uomo, una moglie, un’amante: la brutalità dell’omicidio di Partinico nasce dalla banalità di un triangolo che si verifica spesso e volentieri, purtroppo.

In questo caso abbiamo però una giovane donna morta, un marito adultero reo confesso di omicidio e una moglie che, nonostante il tradimento, nonostante il delitto, non abbandona il compagno. Anzi: mette in dubbio le verità che la vittima, Ana Maria di Piazza (30 anni) andava rivendicando.

Secondo Maria Cagnina suo marito deve pagare, certo, ma non manca di dare giustificazioni per il suo comportamento. A spiegarlo è proprio lei, che racconta a Quarto Grado la sua verità.

La giovane amante? Un rapporto meramente fisico. Quanto al bambino che la donna portava in grembo, non è affatto sicura che fosse del marito, e nella ragazza non ripone alcuna fiducia: “In paese nessuno le credeva”.

La moglie: “Lui mi amava”

L’unico vero amore di suo marito? Proprio lei, la moglie: “Antonio aveva troppa paura che il mio amore, la dedizione e la fiducia per lui venissero a mancare. Mi amava, la paura più grande era di perdere me e la sua famiglia. È una situazione che è sfuggita di mano”. Secondo la donna non è vero, come qualcuno aveva insinuato, che Antonio Borgia rimanesse con lei per questioni economiche: “L’azienda era intestata a me, è vero, ma tutto quello che fa capo all’azienda è della famiglia di mio marito, è lui quello facoltoso”.

La confessione di Antonio Borgia

Antonio Borgia è stato incastrato dalle telecamere, ma d’altronde lui per primo ha fornito una descrizione atroce quanto dettagliata del delitto. A quanto pare Ana, ferita e sconvolta, avrebbe cercato di scappare dalle grinfie dell’uomo, ma lui sarebbe riuscito a convincerla a tornare da lui. Lo ha spiegato proprio Borgia, in una deposizione diffusa a Quarto Grado: “Lei è scappata e ha cominciato a chiedere aiuto io sono sceso dietro di lei ero senza pantaloni.

L’ho seguita, non credo di averla colpita davanti al cancello dove lei è scappata. Le ho detto che l’avrei portata all’ospedale, che le avrei dato una mano e lei è risalita in macchina“. Ana si è fidata e lui per questo è riuscito a finirla: “Ho trovato un bastone per strada poi l’ho colpita in testa per finirla perché era agonizzante. Anzi, ho omesso di dire che lei era scesa dalla macchina, ha cominciato a chiedere aiuto, è passata una macchina. Lei è caduta a terra al centro della statale io l’ho presa e l’ho riportata sul furgone, l’ho rimessa dentro e anziché proseguire per la strada di campagna ho proseguito verso Partinico mi sono fermato dopo un po’ e a quel punto ho preso il bastone e l’ho colpita in testa”.