luca sacchi

Le indagini sul caso Luca Sacchi procedono a ritmo serrato, per arrivare alla piena definizione di ruoli e responsabilità nella morte del 24enne. Ci sono ancora molte zone d’ombra intorno ai fatti, e si indaga a tutto tondo sulla rete di contatti tra le persone finora arrestate e soggetti ancora non a fuoco nell’ambito delle indagini. Uno di questi sarebbe il misterioso ‘finanziatore’ che avrebbe fornito la somma di 70mila euro con cui concludere l’acquisto di una ingente partita di stupefacenti. Dal cellulare di uno dei presunti killer emergono nuovi dettagli sul giorno del delitto, il 23 ottobre scorso, in una trama di elementi di interesse investigativo sempre più fitta e articolata.

Telefonini al setaccio

Mentre un presunto testimone oculare del delitto di Luca Sacchi avrebbe fornito un importante contributo alle indagini con il suo racconto, i telefonini delle persone coinvolte nel caso sono al vaglio degli inquirenti.

Proprio da uno di questi, di proprietà di Valerio Del Grosso (uno dei primi arrestati insieme a Paolo Pirino e ritenuto esecutore materiale dell’omicidio), inizierebbe a prendere forma un’imponente rete di contatti in cui emergerebbe il profilo di soggetti finora fuori dal fuoco investigativo.

Il Corriere della Sera riporta la notizia di oltre 400 sms e chiamate che affollerebbero la memoria del dispositivo di Del Grosso, tutti riconducibili a interazioni risalenti al 23 ottobre scorso, giorno in cui Luca Sacchi fu freddato con un colpo di pistola alla testa.

In 2 giorni, scrive ancora il quotidiano, gli scambi di telefonate e messaggi (chat escluse) sarebbero 656. Una trama di conversazioni che traccerebbe il perimetro di un tessuto di contatti di vaste proporzioni su cui interverranno le attività d’indagine.

Una rete di contatti intensa e complessa

Gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire il quadro degli eventi che hanno condotto all’esecuzione del delitto davanti al John Cabot pub di Roma. Una delle posizioni al centro delle indagini è quella di Anastasiya Kylemnyk, fidanzata della vittima nel cui zaino si sarebbe trovata la somma utile all’acquisto della droga (di cui si è detta inconsapevole detentrice).

La ragazza è stata raggiunta da una delle 5 misure cautelari dei giorni scorsi, sottoposta all’obbligo di firma. In carcere si trovano i presunti killer Valerio Del Grosso e Paolo Pirino, i pusher arrestati prima delle ordinanze di custodia cautelare emesse a carico di Giovanni Princi, l’amico di Luca Sacchi, e Marcello De Propris, il giovane che avrebbe fornito l’arma del delitto, una calibro 38 mai ritrovata.

Proprio quest’ultimo sarebbe uno dei nomi chiave nell’inchiesta, al centro degli accordi su quanto sarebbe poi accaduto la notte dell’omicidio: lo scambio denaro-stupefacenti che, secondo quanto emerso, si assesterebbe su 70mila euro per 15 chili di marijuana.

L’attività telefonica di Del Grosso sarebbe stata piuttosto intensa quel 23 ottobre. Dalle 10:30 del mattino circa, fino alle 23, chiamate e sms si sarebbero succeduti con elevata frequenza per quanto utile a predisporre il piano della compravendita.

Dalle 21, secondo quanto riportato ancora dal Corriere, il pusher avrebbe intensificato i contatti con i suoi emissari, coloro che avrebbero accertato la presenza dei soldi in mano agli acquirenti. 8 i minuti di silenzio su quel telefonino, istantanea dei terribili attimi in cui Luca Sacchi è stato colpito a morte con un proiettile alla testa.