Gianluigi Paragone e Luigi Di Maio

C’è ancora mare agitato nel Movimento 5 Stelle, che registra ora un nuovo attacco interno da parte del parlamentare Gianluigi Paragone. L’ex conduttore de La Gabbia, ha detto che Di Maio non è più il capo politico del M5S, scatenando la reazione di altri membri del movimento.

L’attacco di Paragone ad Agorà

Forse quella ferita interna, che sembrava sanata dopo l’incontro con Grillo a seguito del voto sulle elezioni regionali, deve ancora guarire del tutto. All’interno del Movimento, infatti, c’è ancora chi considera la carica di capo politico Luigi Di Maio destituita: non è mistero che la posizione dei vertici fosse quella di non presentarsi alle prossime regionali, mentre Rousseau ha votato diversamente.


Tra coloro che non sembrano più riconoscere la guida di Di Maio, c’è Gianluigi Paragone. Ha fatto molto discutere il suo intervento ad Agorà, dove ha detto: “Ma perché dovete parlare di Luigi Di Maio come capo politico? Gli hanno messo anche i facilitatori. È un capo politico sul biglietto da visita, non ha più il potere del capo politico.”

Le reazioni all’interno del Movimento

La querelle contro Paragone è dovuta anche alla sua decisione di votare contro la Manovra, approvata dal Senato con 166 sì.

L’ex giornalista di Libero e La Padania, si è giustificato dicendo che tale soluzione terrebbe “gli italiani ingabbiati in un bilancio imposto dall’Europa“.
Dopo aver votato contro e aver attaccato la legittimità da capo politico di Luigi di Maio, sono ovviamente arrivate dure parole da parte di molti esponenti del M5S. Su tutti il Ministro della Giustizia Bonafede, per il quale Paragone dovrebbe valutare le dimissioni.

Le parole di Alfonso Bonafede

Nello specifico, Il Fatto Quotidiano riferisce le parole di Bonafede contro Paragone: “Di Maio è stato riconfermato dai cittadini – ha detto il Ministro – Poi c’è chi qualcuno che va nelle trasmissioni un giorno sì e l’altro pure, a dire che non è accordo che poi arriva un punto che uno si chiede: ma se non sono mai d’accordo con questo gruppo, forse non è arrivato il momento di dimettermi e tornare a fare il mio lavoro?”.


Sulla stessa linea il vicecapo gruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, che su Facebook scrive: “Non votare una manovra che evita 23 miliardi di aumento IVA, che inizia a tagliare il cuneo fiscale, che mette in campo risorse per gli asili e molto altro ancora, non è accettabile.”

Avviata una procedura coi probiviri

Al momento non risultano provvedimenti disciplinari di espulsione per Paragone, che come sottolineato da Il Fatto Quotidiano è stato spesso consigliere di Di Maio e ha annunciato che voterà a favore la fiducia sul Decreto Fiscale.

Repubblica tuttavia annuncia che nei confronti del parlamentare è stata avviata una procedura dei probiviri, il Collegio di “uomini giusti” chiamati a giudicare se la sua condotta sia ancora in linea con il Movimento.

L’Adnkronos lo ha intervistato nel merito di questa procedura. Questa la risposta del parlamentare Paragone: “Sì, mi è arrivata la segnalazione. Ora manderò le mie osservazioni, risponderò a tutto. Chi pensa che me ne vada si sbaglia di grosso. Non ho un carattere facile, ora ci divertiamo…”. Lo scontro interno nel M5S quindi non finisce qui.