corridoio ospedaliero

Il caso dei presunti insulti razzisti in ospedale a Sondrio, contro una madre nigeriana che aveva appena perso la figlia di 5 mesi, ha scatenato un moto di indignazione trasversale destinato a occupare ancora le cronache. Le ultima novità, dopo quanto rilevato dai carabinieri e dopo le dichiarazioni della direzione sanitaria del nosocomio, riguardano una denuncia presentata dal padre della neonata e l’ipotesi che avanza sulle cause del decesso.

Bimba nigeriana morta a Sondrio: la denuncia

Il compagno della donna nigeriana che avrebbe ricevuto insulti razzisti al Pronto soccorso di Sondrio, dopo la morte della sua bimba di 5 mesi, avrebbe presentato una denuncia.

Lo rivela l’Ansa, secondo cui l’uomo si sarebbe recato al Comando provinciale dei carabinieri per esporre i fatti riferitigli dalla compagna e inerenti al presunto episodio a sfondo razzista di cui sarebbe stata protagonista.

L’agenzia di stampa riporta un passaggio del verbale in cui il padre della neonata avrebbe descritto alcuni passaggi dell’accaduto, sintesi di quella che sarebbe la versione della donna.

A suo dire, dopo aver appreso la notizia del decesso da parte dei medici, la mamma, in preda alla disperazione, avrebbe visto vicino a sé due persone, di cui una stesa sulla barella.

È a questo punto, avrebbe riferito l’uomo ai militari, che sarebbero state pronunciate le offese contro la compagna.

Nello specifico, nel verbale sarebbero contenute alcune frasi riferite dalla donna dopo l’accaduto, tra cui:Smettila di piangere anche se è morto il tuo bambino, vattene, fai troppo rumore“.

Effettuata l’autopsia: ipotesi morte in culla

L’autopsia è stata effettuata e ora occorrerà attendere gli esiti per definire i contorni esatti del decesso. La prima ipotesi, emersa a margine della notizia della morte della bambina, riguarda una presunta morte in culla.

Scenario che si sarebbe fatto sempre più robusto e solido, ma sul cui accertamento interverrà la parola dei risultati medico legali. Dalla direzione sanitaria, dopo quanto emerso, è arrivata una dichiarazione volta a chiarire la posizione del personale in servizio: nessuno avrebbe sentito insulti.

Posizione che fa il paio con quanto dichiarato dai carabinieri all’Adnkronos, secondo cui non ci sarebbe stato alcun episodio di razzismo ai danni della donna. Il motivo, secondo gli inquirenti, risiederebbe nel fatto che tra lei e chi era in sala d’attesa non ci sarebbe stata alcuna interazione.

La versione della mamma nigeriana però continua a essere la stessa, ribadita ai microfoni di Repubblica: “Non sono una scimmia. Sono una mamma. Se mentre mia figlia moriva qualcuno mi ha insultata perché sono nata in Nigeria, non ho nulla da dire. Sono loro casomai a dovermi spiegare come si fa a trasformarsi in persone così“.