gianluigi paragone e luigi di maio

Al grido di “Luigi Di Maio, io ti sfido“, Gianluigi Paragone ritorna su Facebook quanto mai agguerrito dopo l’espulsione dal MoVimento Cinque Stelle di inizio anno, arrivata a ridosso delle eclatanti dimissioni presentate dall’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti.

Paragone mostra sui social la lettera di espulsione dal M5S

Eccola qui la lettera di espulsione, il cartellino rosso – tuona Gianluigi Paragone su Facebook, con tono polemico e accusatorio indirizzato direttamente al leader del MoVimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio – Io non potrò più sedere tra i banchi del MoVimento Cinque Stelle perché è arrivata la lettera dell’incolpevole capogruppo Gianluca Perilli dove si annuncia l’espulsione dal gruppo parlamentare MoVimento Cinque Stelle perché io, regolamento alla mano, codice etico alla mano ho infranto la norma, la legge.

Ho infranto il codice etico perché non ho votato la Manovra, lo dice il codice etico. Dopo però vediamo se il codice etico dice esattamente questa cosa qui “.

L’ira di Paragone che si appella ad un giudice terzo

Una lunga invettiva social quella di Paragone che in 6 minuti di video pubblicato sulla propria pagina Facebook, non risparmia nessuno: “Nella lettera del capogruppo, si scrive ‘la informo che il capo politico del MoVimento Cinque Stelle, esercitando una sua facoltà, mi ha chiesto di procedere alla sua espulsione in via diretta senza ratifica degli iscritti.

Ci sarebbe la possibilità di chiedere agli iscritti cosa ne pensano della mia espulsione – tuona Paragone – Perché così almeno sulla piattaforma Rousseau possiamo confrontarci nel merito della vicenda tenendo conto che io finora non ho avuto diritto ad un giudice terzo perché il collegio dei probiviri ha dentro un ministro, la Dadone, e il Collegio di Garanzia, quindi diciamo l’appello a cui io mi sono rivolto, ha dentro 2 viceministri, quindi 2 membri del governo Crimi e Cancellieri“.

L’espulsione su Rousseau? Paragone: “Luigi Di Maio me lo nega

Prosegue poi, sempre Paragone discorrendo sul codice etico e puntando il dito contro Luigi Di Maio che, nella fattispecie della sua espulsione, viene accusato di aver agito per libero arbitrio: “Lo dico perché siccome l’accusa è quella di aver violato il codice etico rispetto al governo, quantomeno c’è un conflitto d’interessi e io chiedo soltanto di essere giudicato da un giudice terzo così entriamo anche nel merito.

Non lo posso fare, non posso ottenere questa regola elementare ma non posso neanche avere la possibilità di un giudizio da parte degli iscritti sulla piattaforma Rousseau. Perché? Perché Luigi Di Maio me lo nega“.

Il dito puntato contro Di Maio: “É lui che ha chiesto di espellermi

Un diniego, accusa Paragone, dietro il quale si celerebbe la volontà di Luigi Di Maio di insabbiare la verità: “E fa bene a negarmelo, perché ovviamente rischierebbe di fare uscire la verità. E la verità, mi dispiace per Luigi Di Maio, è che il suo è l’esercizio di un arbitrio, è lui che ha chiesto ai probiviri di espellermi perché ha paura, ha paura che qualcuno gli continui a dire che c’è un programma elettorale e allora vediamolo il codice etico perché a tutti è stato detto che io ho infranto il codice etico“.

Sempre con il codice etico alla mano, Paragone si sofferma poi sull’articolo 3 riservato agli obblighi: “Caro Di Maio ma tu sei sicuro di non trasgredire i principi di lealtà, di correttezza, di onestà, di buona fede, di trasparenza di disciplina e onore?”. Citando le parole di Paragone che legge al pubblico Facebook il codice etico: “Obbligo di compiere ogni atto funzionale all’attuazione e realizzazione del programma del MoVimento Cinque Stelle e ad astenersi da qualsivoglia comportamento che possa risultare d’ostacolo per l’attuazione e realizzazione del programma medesimo“.

Paragone: “Ho fatto questo perché era mio obbligo

Siccome nel programma medesimo non c’è scritto che dobbiamo genufletterci rispetto alle regole di Bruxelles e anzi in più parti del programma elettorale c’è scritto che noi dobbiamo andare ben oltre le regole di Bruxelles – tuona sempre Paragone, che poi chiosa aspramente facendo riferimento all’espulsione giunta dopo la sua astensione al voto sulla ManovraNel programma elettorale c’è scritto di smantellare le regole di Bruxelles non di fare le Manovre compatibili a seconda delle regole sbagliate ordinate da Bruxelles. Questo c’è scritto nel nostro programma elettorale e io ho fatto questo perché era mio obbligo“.

L’affronto diretto a Di Maio su Rousseau: “Ti sfido

Non c’è scritto del Governo, del Movimento. E allora dove esce la storia del Governo? – si avvia poi alla conclusione Paragone, senza risparmiare colpi – Un po’ di righe sotto, un po’ di obblighi sotto, c’è ‘obbligo a votare la fiducia ogni qualvolta si renda necessario’. Non c’è scritto di votare la fiducia a prescindere, ogni qualvolta ciò si renda necessario“. A chiudere, una fortissima provocazione e un vero grido di sfida a Di Maio chiedendo espressamente di sottoporre agli iscritti di Rousseau la sua espulsione: “Perché è il programma del MoVimento Cinque Stelle che viene prima del programma del Governo per il codice etico, ecco perché io ho ragione, ecco perché mi negano un giudice. Caro Luigi Di Maio io ti sfido, metti la ratifica della mia espulsione su Rousseau, mettila se hai il coraggio, paura eh?“.