giovanni custodero

Giovanni Custodero ha smesso di essere vigile, e poco dopo è morto, al fianco delle donne che amava: sua sorella Mariana, sua madre e la fidanzata Luana.

I suoi ultimi momenti sono stati strazianti ma anche dolcissimi, mentre lui salutava tutti mentre il dolore fisico dava i suoi ultimi coli ad un corpo ormai abbattuto. A raccontarlo, dopo Luana, è ora la sorella Mariana Custodero, che offre alcuni momenti che raccontano chi fosse Giovanni, e come neanche la malattia fosse riuscita a distruggere il suo spirito buono e combattivo.

Morto mentre la madre le cantava la ninna nanna

È morto tra le braccia di sua madre, mentre lei gli cantava una ninna nanna: “Ha detto ‘mamma abbracciami’, lei l’ha abbracciato e gli ha cantato la ninna nanna.

Poi non si è più svegliato”, ha raccontato Mariana a La Stampa. La ragazza ha anche raccontato di come per lui le sue battaglie fossero fondamentali e quanto abbia passato le ultime ore della sua vita a raccomandarsi a tutti di portarle avanti al posto suo.

Importantissima per lui la lotta per avere l’eutanasia legale, che lui avrebbe sicuramente scelto se avesse potuto: “Lui non mi ha detto che voleva essere sedato ma mi ha detto ‘sorellina se fosse leale l’eutanasia tu mi aiuteresti a morire perché sono stanco’ e io gli ho detto certo fratello e ora continuerò la battaglia come promesso“.

L’amore per Luana

Per Giovanni era anche fondamentale che le persone che lo amavano non “morissero” insieme a lui, come aveva confidato alla fidanzata Luana: “Quando Giovanni mi ha detto di voler morire, mi sono stesa accanto a lui. Mi girava la testa. Siamo stati ore in silenzio.

Poi, però, mi ha spronato: ‘Luana, vai e spacca tutto, realizzati, vivi”.

A Il Corriere della Sera qualche giorno fa Luana aveva spiegato come proprio Giovanni aveva sempre cercato di darle forza e coraggio in questa terribile avventura, troppo grande per una ragazza di 18 anni: “Mi diceva ‘Tu sei ingenua, forse non ti rendi conto del male che mi ha colpito. Ma io sono fortunato ad averti così’. Cercavamo di vivere normalmente, di fare progetti, ma lui era costretto a fermare il mio entusiasmo: ‘Lo sai che sono in chemioterapia, che non posso programmare viaggi e altre cose belle.

Ma grazie di questa gioia, del fatto che mi dai la speranza di potercela fare’ “.