i soccorritori all'hotel rigopiano

Tra 2 giorni sarà il terzo anniversario della tragedia di Rigopiano, l’hotel dove il 18 gennaio 2017 morirono 29 persone a seguito di una valanga. La vicenda giudiziaria per ora si è risolta con l’assoluzione di 22 indagati, ma tra nuove inchieste e appelli arriva ora una nuova denuncia. Il Comitato dei familiari richiede infatti nuove indagini.

La tragedia di Rigopiano

A gennaio 2017, gran parte d’Italia era in ginocchio per colpa della neve. Tra le zone di maggior disagio, anche la località abruzzese di Rigopiano, dove 29 persone sono morte a seguito della valanga che ha colpito l’hotel Rigopiano-Gran Sasso Resort.

Erano bloccati da giorni e le indagini che sono seguite hanno cercato di appurare la responsabilità dei soccorsi, in una tragedia forse evitabile.
Il mese scorso il gip del Tribunale di Pescara ha archiviato l’inchiesta contro 22 indagati, tra cui ex governatori della regione. Pochi giorni dopo, nell’ambito di una nuova inchiesta, sono finiti nel registro degli indagati 3 carabinieri, accusati di falso ideologico e materiale. I familiari tuttavia continuano la loro ricerca della verità e hanno presentato una nuova denuncia.

Richiesta una nuova indagine

A comunicarlo all’Adnkronos è Gianluca Tanda, portavoce del Comitato dei familiari e fratello di una delle vittime. L’uomo annuncia che i familiari hanno presentato una nuova denuncia per chiedere indagini suppletive e ulteriori iscrizioni nel registro degli indagati“. Il motivo sta nel sospetto che ci sia stata un’azione di depistaggio da parte di chi ha fatto accertamenti e doveva soccorrere le vittime: per coprire la superficialità con cui fu trattata la richiesta di soccorso, sarebbero stati infatti occultati molti eventi.
Dopo l’archiviazione, i familiari avevano annunciato di essere interessati solo alla verità e questa si persegue.

La frase shock riportata dai familiari

Alla base della richiesta, c’è la volontà di indagare meglio i fatti e gli eventi che hanno portato ai mancati soccorsi prima della valanga. Le 29 vittime erano bloccate da 2 giorni nell’hotel, da cui erano partite chiamate per richieste di soccorso. Tanda, riferisce Adnkronos, ha riportato: “‘Che stessero tranquilli al caldo, tanto lassù hanno tutto‘. Quella frase pronunciata da uno degli imputati è fondamentale per dimostrare l’esistenza di una volontà collettiva di non prestare soccorsi e non sgomberare la strada diretta all’hotel Rigopiano“.


Ci sarebbero inoltre incongruenze riguardo come sono state trattate le pec della Prefettura riguardo il pericolo annunciato da una vittime, il cameriere Gabriele D’Angelo. “I carabinieri di Penne hanno omesso di trasmettere un documento sicuramente rilevante“, scrive Tanda.

Le omissioni dei Carabinieri

Sotto accusa ci sono infatti i Carabinieri e la loro superficialità nel trattare l’allarme da Rigopiano. “L’omissione della consegna alla Procura della Repubblica di un brogliaccio che i carabinieri non potevano non sapere fosse un documento di indagine di massimo rilievo nella ricerca della verità – riferisce Tanda – induce al sospetto (confortato anche negli elementi provenienti dalla Polizia di Stato) che l’occultamento di elementi fondamentali per l’accertamento delle responsabilità sia purtroppo da rinvenire all’interno dell’Arma dei Carabinieri“.

La forestale avrebbe ignorato le richieste di aiuto

Ancor più nello specifico, la responsabilità potrebbe essere dei carabinieri forestali, in quanto a loro era dovuta “l’individuazione delle richieste di aiuto, degli allarmi e di tutte le questioni connesse“.
Infine, i familiari contestano anche come hanno gestito l’indagine riguardo le chiamate partite da Rigopiano. I Ris di Roma hanno analizzato il cellulare di Gabriele D’Angelo e segnalato i risultati, ma Tanda e i familiari sottolineano che “il plico sigillato arriva sul tavolo del nucleo investigativo Roni Carabinieri di Pescara tre giorni dopo ma gli approfondimenti svolti malgrado la segnalazione dell’interesse investigativo sono marginali“.

Tutto questo, per i familiari delle vittime di Rigopiano, porta ad un doloroso sospetto, che ci siano state omissioni dolose col chiaro intento di depistare le indagini.