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L’ansia e l’inquietudine per un futuro incerto, che stanno permeando l’Italia in questo periodo, arrivano a lambire anche la vetrina del Paese, il Festival di Sanremo. La kermesse arriva alla 70esima edizione in un clima addensato dalle polemiche, dalle defezioni e dagli inciampi anche del conduttore. Dopo il linciaggio riguardo la frase sessista che ha colpito Amadeus, per le sue parole sconfortanti sulla fidanzata di Valentino Rossi, il conduttore torna a scoprirsi proprio su quel fronte. Ora ad essere messa in dubbio nientemeno che dal presidente della Rai Marcello Foa, è la presenza di Junior Cally, rapper accusato di dare espressione alla violenza sulle donne e a un linguaggio sessista nelle sue canzoni.

La questione trascende Sanremo: l’Italia è un Paese in cui la condizione delle donne, tra gap salariale, sotto impiego, poche tutele e violenza di genere, è una ferita aperta. Invece di agire concretamente, è l’impressione dopo quest’ultima crisi, la società attacca una preda facile alla polemica come la kermesse.

Sanremo, Foa contro il rapper Cally

Ancora problemi con il rap. Dopo la rinuncia di Salmo a partecipare come primo ospite a Sanremo, Amadeus deve fare i conti con le barricate sollevate contro il rapper Junior Cally.

Foa ha espresso “forte irritazione” per le scelte fatte. “Il Festival, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico“, dichiara il presidente, “Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani“.

Il rapper: “Ipocrita vetrina di buonismo

Junior Cally avrebbe risposto agli attacchi, come riporta l’ANSA.

Il rapper ha dichiarato che in “questa polemica non solo Junior Cally e le sue rime, ma anche le donne e il sessismo, non c’entrano nulla“. Le cose, a suo dire, sono due: “o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche, oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano“. Parole dure che sono sufficienti a dirimere la disputa sul rap, che come i videogiochi e ultimamente la trap, viene spesso accusato di gravi nefandezze.

Nell’era nichilista dell’individualismo, però, è difficile pensare che potesse nascere un genere come il rock.

La politica si tuffa a pesce

Nell’arena delle opinioni è entrata ovviamente la politica, che fa di Sanremo un argomento di discussione e un motivo di attacco. Matteo Salvini, in piena campagna elettorale in stile “ora o mai più” in Emilia Romagna, commenta indignato. Mentre prepara l’assalto per la questione Gregoretti, l’ex ministro tuona: “Oggi leggo che la Rai e il più importante Festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo“.

A Salvini si è accodato uno stuolo di donne della politica bipartisan, come Simona Malpezzi, Partito Democratico: “Il servizio pubblico non può consentire che a Sanremo si esibisca chi, come Junior Cally, incita a odio e violenza contro le donne. Stupisce indignazione di Salvini che ieri definiva Revenge Porn una banale scelta sessuale e non un reato. Non si difendono le donne a giorni alterni“. Insomma, sotto i fari dell’Ariston quest’anno ci saranno probabilmente più battibecchi che cantanti.