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Si continua a parlare di nuovo Coronavirus, il virus che sinora ha già mietuto 259 morti a fronte degli oltre 11mila contagiati. Quanto viene portato alla luce però da La Stampa, ripresa da Open, riguarda un retroscena che getto un’ombra di mistero sul governo cinese e che porta il nome di Li Wenliang, un medico oftalmologo cinese che già il 30 dicembre scorso avrebbe lanciato un allarme circa la diffusione del virus e che sarebbe stato costretto, forzatamente, a tacere in merito.

L’allarme del medico a dicembre: “Fate attenzione

Confermato che si tratta di coronavirus, ora stiamo cercando di identificarlo, fate attenzione, proteggete le vostre famiglie“, sono i messaggi che avrebbe scritto il medico Li Wenliang su Wechat, uno scambio telematico riportato da La Stampa.

Un giallo però ad osservare la data del messaggio: 30 dicembre a fronte dell’allarme lanciato dal comitato di salute cinese che della diffusione del nuovo coronavirus ha informato solamente il 20 gennaio.

Un lasso di tempo in cui un alto numero di medici – circa 7 su 248 – erano già stati contagiati e un frangente in cui, lo stesso Li Wenliang sarebbe stato raggiunto dalla polizia.

Secondo quanto riportato dalla testata italiana, il 3 gennaio scorso infatti il medico cinese sarebbe stato raggiunto dagli ufficiali e accusato di diffondere notizie non vere.

Il sospetto della censura: la nota di ammonizione contro Wenliang

Nel mirino dei poliziotti quei messaggi che il medico, proprio alla fine di dicembre, avrebbe pubblicato nella chat di gruppo University of Whuan, clinic 2004, su WeChat, un gruppo composto dai laureati del 2004 all’Università di Whuan. “Confermati 7 casi di Sars provenienti dal mercato di frutta e pesce” scriveva nella chat il medico Wenliang il 30 dicembre scorso, ben prima che una famiglia, il 15 gennaio seguente, arrivasse in ospedale accusando sintomi sospetti.

Un allarme, quello di Wenliang, lanciato allegando anche foto di polmoni di alcuni dei pazienti presi in esame con tanto di diagnosi. “I pazienti sono ora isolati nella sala di emergenza“, sempre Wenliang sulla chat prima che un altro medico però, lo mettesse in guardia. “Stai attento, il nostro gruppo Wechat potrebbe essere cancellato“.

Un drammatico preludio: sempre secondo quanto diffuso da La Stampa, il 3 gennaio successivo Wenliang avrebbe dovuto fare i conti con la polizia che, in mano una nota di “ammonizione”, lo avrebbe accusato di disturbare l’ordine sociale: “Hai violato il regolamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza“.

Il sospetto, alla luce di questa chat, sembra essere rivolto al governo cinese che di fronte all’allarme lanciato dal medico avrebbe deciso di censurarlo e non prendere in considerazione l’emergenza poi venuta alla luce 20 giorni dopo destando preoccupazione ben oltre i confini cinesi.

La Corte Suprema riabilita Wenliang e altri 7 medici

Dopo essere stato raggiunto dalla “nota di ammonimento”, Wenliang insieme ad altri 7 colleghi vennero convocati presso la polizia locale con conseguente cancellazione della chat “incriminata”.

Azione scongiurata ora dalla Corte Suprema che, all’indomani di quella che è a tutti gli effetti un’epidemia – di nuovo Coronavirus e non di Sars, come presuntamente avanzato dal medico in un primo momento alla fine di dicembre – che ha deciso di scagionare Wenliang e i 7 colleghi.

Una “equipe” che sebbene avesse sostenuto l’ipotesi della Sars, erroneamente scambiata col nuovo Coronavirus, aveva previsto l’ipotetica epidemia e che, con largo anticipo, aveva cercato di lanciare l’allarme invitando a proteggersi. Notizia che, alla luce dei già 259 morti, getta l’ombra sulle autorità cinesi.

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