sanremo - pagelle prima serata

Guardo Sanremo da una vita e per prepararmi a queste pagelle ho sentito 33 Festival, 690 canzoni in 165 giorni. È per questo che do i numeri.

Il Festival di Sanremo è partito, è il momento di tirare le somme e di consegnare le pagelle del primo quadrimestre. Una prima puntata – prevedibilmente e infinitamente lunga – in cui ci sarebbe da recensire la qualunque, dal look del bassista dell’orchestra agli occhiolini di Tiziano Ferro. Ma non possiamo, questo articolo sarebbe sequestro di persona. Quindi ecco i voti di tutto ciò che ci farà ricordare di questa prima serata:

Lo show

7 ALLA SCENOGRAFIA DI GAETANO CASTELLI: bello il momento dell’accensione dello studio da parte di Amadeus (anche se con una gestualità rigida da hostess di Ryanair).

Il palco si è presentato con una veloce costruzione di luci che, per un momento, ha dato l’illusione di essere all’Eurovision, ma con molti meno concorrenti in quota LGBTQI. Ha qualcosa di già visto, ma è bella e funzionale. Considerate che l’Ariston è uno spazio – in termini di teatro – che un agente immobiliare definirebbe “essenziale”. I led curvi lo vestono da cerimonia (ma è un abito con le sneaker), danno profondità e lo rendono più “grande”. Ne vorrei un paio per il mio bagno.

8 AD AMADEUS – qual è il segreto? Yoga tantrico? Fiori di Bach? Goccine omeopatiche? La serenità fatta conduttore. Lo stile è sempre lo stesso, quello dei Soliti Ignoti, del Capodanno in piazza, del mezzogiorno di Guardì, e chissenefrega se è il sogno inseguito da una vita. Dritto come una spada. E poi quella giacca di paillettes, lì dove solo Alessandro Cattelan aveva osato. Sarebbe anche un 9, ma è un voto dopato dalla valeriana, rilassato.

9 ALLA SIGLA DELL’EUROVISION: e non solo per quella melodia che fa tanto grande evento, ma anche e soprattutto perché – di sti tempi – avere un simbolo positivo che ci fa sentire europei, tutti uniti da poche note, è merce rara.

5 ALL’ “UTILIZZO” DI TIZIANO FERRO: dice, è un cantante, cantasse. Ma è limitante, troppo poco, per un animale da palcoscenico che potrebbe serenamente avere spazi comici e da conduttore. 3 canzoni: entra, canta (benissimo), esce.

6 A DILETTA LEOTTA: Porta la nonna, fa la gag sullo sport, parla in siciliano, ha una dizione che passerei le ore a farmi dire pèsca e pésca, si invecchia in grafica, si chiede se sarà felice, ma non riesce a conquistare la simpatia dell’Ariston che la tratta in modo tiepido.

Non è proprio spontanea, e il monologo è un po’ moralista.

3 AD AL BANO E ROMINA: ok, è un’edizione celebrativa, ma è tutto troppo visto. I due si erano già riuniti a Sanremo, fanno concerti insieme, parlano della loro relazione nei talk. L’effetto evento non c’è più. Sono ovunque: dalle poltrone della Venier alla tuta del Leone della Carlucci. Basta, per pietà.

SENZA VOTO RULA JEBREAL: non è intrattenimento, il suo monologo è una storia di dolore che arriva come uno schiaffo.

Degno di nota, ma non serve il voto. In questo caso ascoltare è meglio che scrivere.

diletta leotta sanremo
Diletta Leotta

I cantanti che hanno lasciato un segno

4 A LEO GASSMAN: senti, Leo Gassman, hai la felpa militare, stai toccando il palco con degli anfibi, c’hai lo sguardo figo, il riccio gellato E SEI NEI GIOVANI, e allora perché esci sempre ste canzoni mattone? Già ad X Factor si era intuita una certa passione per questa musica da Radio Ricordi. La finiamo?

74 A RITA PAVONE: che sarebbe il numero dei suoi anni e che sarebbero 51 in più di quelli di Leo Gassman.

Non è facile dare un voto. Al netto delle uscite sovraniste, la canzone c’è e l’energia pure. Asta, sguardo cattivo, piegamenti che a buona parte della popolazione costerebbero sei mesi di pilates. Gianburrasca sotto doping, prende la standing ovation che l’anno scorso fu della Bertè. Io prendo quello che ha preso lei.

7+ AD ACHILLE LAURO: arriva vestito da una mantella ricamata che lascia scoperti solo i piedi scalzi. Sotto scopre un body di lustrini che ha rubato dal video di Toxic di Britney Spears. E non a caso: il mood dei brani è sempre quello, l’amore velenoso che intossica.

In C’est la vie era zucchero amaro, qui è panna montata al veleno. Fa il suo show, con una voce che non strappa mai complimenti, ma importa davvero?

8- A DIODATO: intenso e con una voce che sinceramente sorprende. Quel meno è perché la canzone è troppo sanremese.

6 AD ANASTASIO: battuto il record di Paolo Bonolis sul numero di parole pronunciate in 3 minuti. Strofe velocissime, metrica un po’ fastidiosa, il ritornello parla un linguaggio diverso dalle strofe. Da riascoltare.

9 A MAHMOOD: non è in gara, ma la sua presenza si sente eccome. Firma la canzone più interessante e contemporanea della serata, Andromeda di Elodie, e lo stile – ormai dai profili nettissimi – si riconosce subito.

Alla faccia di chi ancora parla della sua vittoria politica dell’anno scorso. Peccato per Elodie, con una voce insicura in più parti, ma il pezzo è molto difficile.

7 A RAPHAEL GUALAZZI: non fosse altro che per il coraggio di cimentarsi in un progetto ambizioso: rilanciare gli occhiali da sole dalle lenti blu e farli tornare di moda.

Achille Lauro
Achille Lauro