strage di bologna

Quest’anno ricorre il 40° anniversario della Strage di Bologna, quando una bomba uccise 85 persone e ne ferì oltre 200. Per quella che resta una delle pagine più nere della storia italiane sono già state emesse alcune condanne. Tuttavia, un nuovo filone di indagini punta a processare altre 4 persone, tra cui il celebre Paolo Bellini, meglio noto come la Primula Nera di Avanguardia Nazionale.

L’indagine della Procura di Bologna

Solo un mese fa veniva inflitto un altro ergastolo a Gilberto Cavallini, l’ex Nar che avrebbe fornito supporto agli storici condannati per la strage di Bologna, Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.


Adesso però ci si concentra su un altro filone dell’inchiesta, per la quale la Procura di Bologna avrebbe appena chiuso le indagini.
Secondo quanto si apprende, nella nuova tesi accusatoria viene annoverato tra gli esecutori materiali anche “Primula Nera” Paolo Bellini. Questi, avrebbe agito per conto dell’eminenza nera Licio Gelli, ritenuto assieme a Umberto Ortolani mandante-finanziatore della strage, e Federico Umberto D’Amato (mandante organizzatore) e Mario Tedeschi (organizzatore).

Paolo Bellini di nuovo indagato

Il nome di Paolo Bellini non sarà nuovo a chi ha vissuto gli anni dello stragismo e molti altri capitoli neri della storia italiana.

Oggi 66enne, l’ex Primula Nera Bellini è è stato al centro di numerose indagini compresa quella per la Strage del 02 agosto 1980, salvo essere poi inizialmente prosciolto.
La Procura è tornata a ritenerlo tra gli esecutori materiali della Strage di Bologna. Un video dell’epoca lo posizionerebbe alla stazione di Bologna poco dopo lo scoppio della bomba.

Altri 3 indagati: c’è anche l’ex Sisde Spella

Assieme all’ex Primula Nera, riportano le fonti, ci sarebbero altri 3 destinatari di notifiche di fine indagini.


Questi riguardano il filone di indagini che si concentra sui depistaggi seguiti alla Strage. L’avvocato generale Alberto Candi e i sostituti pg Umberto Palma e Nicola Proto avrebbero notificato anche l’ex generale del Sisde Quintino Spella, già da anni al centro di indagini collegate. Per la Procura negò di aver incontrato in più occasioni il magistrato Tamburino, che gli riferì di aver saputo da un carcerato di un’imminente stage in arrivo.

L’amministratore degli immobili di Via Gradoli

La Procura indaga anche altre 2 persone collegate alla Strage di Bologna.


Il primo è Domenico Catracchia, accusato di false informazioni ai pm. Quello di Catracchia è un altro nome che ricorre spesso nelle indagini di quegli anni. Era il proprietario di alcuni immobili in Via Gradoli a Roma, quella in cui ebbero rifugio e covo sia i Nar che le Br che rapirono Aldo Moro.
Per la Procura avrebbe mentito dicendo di non aver affittato un appartamento in quella strada nel 1981. Avrebbe poi mentito anche sulla natura della relazione con Vincenzo Parisi, funzionario di pubblica sicurezza e poi direttore del Sisde che utilizzava l’agenzia immobiliare di Catracchia.

Indagato anche un Carabiniere

L’ultimo nome è quello di Piergiorgio Segatel, ex Carabinieri accusato di depistaggio. Secondo le ricostruzioni, cercò di ottenere informazioni da Mirella Robbio, moglie di un esponente di Ordine Nuovo. La stessa avrebbe riferito che il Carabinieri le aveva riferito di sapere che “la destra stava preparando qualcosa di veramente grosso“.
Agli inquirenti però Segatel disse di aver incontrato la donna per un’altra indagine.

Molti dei responsabili della strage sono morti, altri potrebbero esserlo prima della fine dei processi in tutti i loro gradi. Resta però la necessità di scoprire la verità su quanto accaduto a Bologna il 2 agosto 1980.

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