Patrick George Zaky

Un altro giorno è passato senza poter dare notizia della liberazione di Patrick George Zaki, lo studente di Bologna arrestato in Egitto per vari capi di imputazione. C’è preoccupazione per le sue condizioni: si parla di torture, pestaggi e un caso di repressione montato ad arte. A spiegare la situazione è l’ong egiziana con cui collaborava il giovane 27enne.

La ricostruzione fatta dall’Eipr

L’incontro con i membri della Egyptian Initiative for Personal Rights è riportato da Francesco Battistini sul Corriere della Sera. Raggiunta al Cairo, l’ong Eipr è quella con cui Patrick George Zaki ha collaborato per molto tempo.

Sono loro, assieme ad Amnesty Italia, a battere il ferro per chiedere costantemente la liberazione del giovane, che la polizia avrebbe torturato dopo l’arresto avvenuto al suo rientro in Egitto per le vacanze.
Era da molto tempo tuttavia che la sicurezza nazionale egiziana (l’NSA) teneva sotto osservazione l’attivista e studente dell’Università di Bologna.

Sotto osservazione da quasi un anno

Nello specifico, riferisce il Corriere, il dossier della polizia su Patrick George Zaki risalirebbe addirittura a marzo del 2019. Ben lontano dai tumulti e le proteste contro al-Sisi che hanno scosso l’Egitto a Settembre, quando Patrick George era già partito per l’Italia.


Tra i sospetti dietro i suoi numerosi capi d’accusa per incitazione alla protesta e alla destituzione del governo, c’è anche quello del possibile legame col caso Regeni. Dall’Eipr emerge che su questo sarebbe stato interrogato, in particolare su presunti legami con la famiglia di Giulio. Questa ipotesi però lascia dubbi all’Eipr e al suo direttore Gasser Abdel Razek: “non posso dire che il suo arresto sia connesso a quello del ricercatore italiano“.

Il libretto sulla differenza sessuale

Forse dietro al suo arresto c’è altro.

Quasi sicuramente il suo lavoro da attivista e le proteste contro determinate condizioni sociali in Egitto. Il Corriere riporta che per l’Eipr potrebbero centrare anche “La Trappola”, un libretto di 72 pagine sulla persecuzione della differenza sessuale in Egitto, scritto nel settembre 2017.

Il mandato riguarda dei post ritenuti falsi

L’Eipr ritiene positiva la pressione dell’Italia sul caso, ma ci sono da riportare anche le parole dell’avvocato di Patrick George Zaki, Wael Ghaly.
Nelle parole riportate dall’Ansa, emerge che “Secondo il mandato d’arresto, è stato incarcerato a causa di dieci post del suo account personale su Facebook che risalgono a prima del 23 settembre“.

Ci sono però molti dubbi sugli stessi: “Noi, i suoi avvocati, finora non li abbiamo visti e la Sicurezza non ce li mostrerà. Ma si tratta di un account fake, in quanto porta tre nomi, mentre il suo profilo ha solo nome e cognome“.

Prima ancora della verità sul suo arresto, la speranza è che venga rilasciato e che la vicenda non diventi il nuovo caso Regeni.

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