barbara alberti intervistata a verissimo

A Verissimo è ospite una ex gieffina davvero particolare, Barbara Alberti, scrittrice e sceneggiatrice, oltre a molte altre cose. L’opinionista racconta la sua infanzia in Umbria e parla d’amore, quello di cui si è occupata per tanti anni tramite la sua rubrica. Alberti ha da poco abbandonato la Casa più spiata d’Italia e spiega la sua scelta, dichiarando di essersi comunque trovata bene nel reality di Alfonso Signorini. Racconta poi l’incontro con Amadeo Pagani, produttore e sceneggiatore con cui è stata sposata e si è separata, ma che continua ad avere un posto centrale nella sua vita.

Barbara Alberti: una gieffina sopra le righe

La scrittrice sembra serena sulla conclusione della sua esperienza al Grande Fratello Vip, dettata da motivazioni legate alle strategie all’interno della Casa. “Hanno fatto un cast di belle persone, ragazzi educati“, commenta, ma “È un meccanismo perverso: prima si diventa amici, ci si raccontano le storie. Dopo un po’ ti devi sparare addosso e lì diventa un dramma, non sai chi scegliere. Poi vieni pure nominato“.

L’infanzia in Umbria

Cresciuta in un piccolo paesino dell’Umbria, Umbertide, Barbara Alberti è una vera figlia degli anni Quaranta.

Si racconta “Tranquillissima fin da piccola, dopo no. Da una parte c’erano i miei nonni paterni, che erano anarchici, amanti dell’opera, ironici. Dall’altro la nonna bigotta, che mi ha fatto odiare Dio perché era una punizione. Ci menava con il rosario“.

La riconciliazione con la fede è avvenuta dopo, anche se dichiara di non essere credente: “Ho avuto la grande rivelazione andando da bambina ad Assisi e lì ho incontrato San Francesco e ho capito che c’era la gioia“.

Il padre che ha fatto da madre

Mentre descrive la madre come la classica casalinga della sua epoca, un po’ bigotta, diverso il rapporto con il padre.

Mio padre era un insegnante di matematica e un grande giocatore di poker. Fumava mille sigarette. La mamma era molto dura e i bambini, ho scoperto, l’affetto lo trovano: papà ci ha fatto da mamma“.

Un figura che l’ha aiutata a costruire anche la sua idea di uomo: “Il maschio senza complessi che non vuole competere con te, il maschio madre, come il mio compagno, che tende ad aiutarti.

I maschi fanno sempre a chi ce l’ha più lungo“, scherza.

Gli uomini? I più forti sono i buoni

L’arrivo a Roma ha cambiato la vita di Barbara Alberti: “C’era questo cinismo da grande città“, ricorda. Lì ci sono stati flirt con uomini irraggiungibili, perché omosessuali: “Mi piaceva l’impossibile e non è che volessi convertirli per carità. Mi piaceva la loro diversità, ai miei tempi erano degli eroi. Erano talmente perseguitati che dovevano avere caratteri molto forti per manifestarsi. Non era come adesso“.

Per lei “la più grande virtù del maschio è la bontà. Il mascalzone è noioso: tradimento, bugia, tradimento.

Dov’è il divertimento? Il buono deve essere un uomo forte, ci vuole forza per essere buoni“.

L’incontro con Amedeo Pagani

L’amore lo scopre per caso, quando i suoi genitori decidono di inviarla negli Stati Uniti: “Appena un mio filarino mi dice che lui è malato, torno a casa e dico che lo voglio sposare. I miei come prima mossa mi hanno mandato in America“.

Lì incontra la controcultura degli anni Sessanta e il futuro marito: “Durante una manifestazione dei neri a Harlem ho conosciuto questo ragazzo che mi porta in salvo. Mi chiede di accompagnarlo a salutare un amico di Roma e mi presenta Amedeo.

Mi sono innamorata subito, lui ci ha messo un po’“.

Insieme felicemente separati

Con il produttore è stata una storia davvero particolare. “Eravamo ragazze del ’68, il matrimonio non doveva esistere. Poi ci hanno sfiniti talmente tanto a casa che ci siamo sposati due volte“, racconta, “Ci siamo lasciati perché quando non c’è più l’amore è meglio finirla. Se non c’è più quella gioia enorme…“.

Dopo una lunga lontananza, in cui Pagani ha avuto un’altra relazione, il ritorno nella stessa casa. “Siamo stati lontani a lungo, ma mai visto un’avvocato. Siamo separati, gliel’ho chiesto da poco, non siamo divorziati.

Mai si sono messi psicologi e avvocati tra di noi. Poi è tornato a casa dopo una storia durata 10 anni, e quindi sono 30 anni che viviamo insieme come due vecchi gentiluomini. Si sta in amicizia affettuosa“, confessa.

Alle donne: non “tiratevi”

Barbara Alberti ha anche un consiglio per le signore, dopo tanto parlare di uomini. La scrittrice non ama i cosiddetti ritocchini per sconfiggere l’età: “Alle donne oggi non si perdona di invecchiare. Qualsiasi lavoro facciano. Io non sono orgogliosa delle rughe, di essere vecchia, fosse una scelta. Però ho calcolato che per quanto brutta potessi diventare non lo sarei mai stata come se mi fossi fatta stirare.

È una tecnica molto primitiva questo tiraggio. Non lo devi fare per nascondere la vecchiaia“.

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