bandiera italiana

Siamo italiani tutti i giorni ma ci sono momenti in cui lo siamo un po’ di più. Una ciclica riscoperta dal sapore introspettivo, un risvegliarsi di volta in volta e troppo spesso, purtroppo, nei momenti di difficoltà, del valore e del sapore che ha la parola “unità“. Così, mentre si cambiano le abitudini e ci confrontiamo a tu-per-tu con una realtà messa a soqquadro da un’emergenza pandemica, solitari nella solidarietà, si fortifica la voglia di collettività, di senso comune, di essere uniti e di farlo non solo in vista di salvare sé stessi ma anche, e soprattutto, per salvare l’Italia.

In un momento così delicato e fragile dal punto di vista sociale, economico e sanitario, proprio l’Italia festeggia i suoi 159 anni d’Unità sulla scia del calore con il quale ci si è spinti sul balcone a scongiurare la paura al grido forte e coeso di “Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò“.

L’Unità d’Italia: dai Mille al 17 marzo 1861

Era il 17 marzo del 1861, 159 anni fa quando vedeva la luce il Regno d’Italia per la prima volta Stato unitario in quelle parole pronunciate a postumi della decisione presa da Camera e Senato, il Parlamento riunitosi nella sede di Palazzo Carignano a Torino, sorta dal testo della legge n.

4671 del Regno di Sardegna destinato a diventare la legge n.1 del Regno d’Italia.

L’atto finale di un processo e di un moto fremente, di una volontà soggiacente che fece sfondo alla Seconda guerra di Indipendenza, in pieno periodo risorgimentale, combattuta contro l’Austria dalla Francia e dal Regno di Sardegna, conclusasi nel 1859. Quanto di più ci si ricorda oggi, in termini fortemente simbolici, è sicuramente la spedizione dei Mille, episodio cruciale del Risorgimento che vide migliaia di volontari, sotto la guida di Giuseppe Garibaldi, raggiungere la Sicilia, nel Regno delle due Sicilie, nella notte tra il 5 e il 6 maggio, per appoggiare le rivolte che già erano scoppiate nell’isola con il popolo insorto al governo borbonico.

159 anni di Italia

Articolo unico. Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi successori il titoli di Re d’Italia“, con queste parole l’allora Presidente del Consiglio Camillo Benso Conte di Cavour si presentava al Senato il 21 febbraio del 1861, con il progetto di legge che sarebbe da lì a poco diventato la prima norma del Regno d’Italia.

Con il 17 marzo del 1861 nasceva, sulla carta, un’unità che territorialmente venne messa a punto solamente negli anni successivi quando nel 1866 vennero annessi il Veneto e la provincia di Mantova cui seguì 1870 l’annessione del Lazio e in ultimo, nel 1918 l’annessione del Trentino-Alto Adige e della Venezia Giulia.

Parlando in termini strettamente circoscritti all’anniversario stesso, la ricorrenza è nata solamente nel 1911 con la volontà di festeggiare quelli che erano i primi 50 anni di Unità.

L’Inno di Mameli, il canto rimasto “provvisorio” per 71 anni

Fratelli d’Italia, Inno di Mameli, Inno d’Italia, Canto nazionale: sono tanti i modi in cui ci si rapporta al canto risorgimentale, le 6 strofe e un ritornello che unisco l’Italia nella gioia e nel dolore. Il testo vide la luce ben prima che venne proclamata l’Unità, negli anni della guerra contro l’Austria. A scriverlo un giovanissimo Goffredo Mameli, coraggioso patriota che morì solo 2 anni dopo, nel 1849, senza potersi immaginare che le sue parole sarebbero poi diventate la voce dell’Italia.

Ufficialmente, per quello che la storia ci ha lasciato, le parole dell’inno vennero alla luce il 10 settembre del 1847, un testo sorto come protesta sulle riforme e sulla Guardia civica. Parole poi musicate il 24 novembre dello stesso anno da Michele Novaro, maestro anche lui di origine genovese come Goffredo Mameli. Non tutti sanno però che, all’indomani dell’Unità, l’inno di Mameli venne scartato in favore della Marcia Reale, il brano ufficiale dei Savoia rimasto tale sino al termine della Seconda Guerra Mondiale. Fratelli d’Italia divenne ufficialmente inno nazionale, di fronte alla legge, solamente nel 2017.

Il Consiglio dei Ministri nel 1946 lo aveva adottato solamente in maniera “provvisoria”.