Un operaio lavora in fabbrica

Forse è ancora presto per pensare alle conseguenze economiche causate dal coronavirus, nonostante governi e istituzioni internazionali stiano già correndo ai ripari. Tuttavia, come dimostrano le misure introdotte con il decreto Cura Italia e anche i provvedimenti europei per impedire il crollo delle borse, la preoccupazione per le sorti dell’economia è tanta. Ad alimentarla, purtroppo, ci pensa anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, con uno studio che dichiara che il coronavirus potrebbe causare circa 25 milioni di disoccupati in più nel mondo.

L’analisi dell’ILO: a rischio 25 milioni di posti di lavoro

Il coronavirus non è più solo “una crisi sanitaria globale, ma anche una enorme crisi economica e del mercato del lavoro“.

Lo ha dichiarato Guy Ryder, il direttore generale dell’ILO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa del tema del lavoro. Mentre negli ospedali si lotta per porre un freno al numero di contagi e morti, infatti, l’ILO ha elaborato uno studio sul possibile impatto della crisi da Covid-19 sull’economia del mondo.

Secondo le stime contenute nel rapporto “Covid-19 and the world of work: Impacts and responsesdisponibile sul sito dell’ILO, la pandemia potrebbe causare 24.7 milioni di posti di lavoro nel mondo.

I diversi scenari per il futuro del lavoro

Come riportato dall’Organizzazione, il numero di quasi 25 milioni di disoccupati sarebbe lo scenario peggiore. Tuttavia, non sarebbe l’unico. Si stima infatti che la crisi potrebbe provocare un minimo di 5.3 milioni di disoccupati, mentre lo scenario medio si aggirerebbe quindi sui 13 milioni di posti di lavori persi.

Inoltre, l’ILO ha elaborato anche i numeri delle perdite economiche globali per i lavoratori e ha stimato che i più colpiti saranno i settori turistici, ma anche lavoratori sotto-pagati, donne e migranti.

Le cifre vanno dagli 860 ai 3.400 miliardi di dollari persi da lavoratori entro la fine del 2020.

Una crisi peggiore di quella del 2008

Contestualmente, l’analisi dell’ILO ha calcolato anche che dalle 8 alle 35 milioni di persone potrebbero diventare “lavoratori poveri, rientrare quindi tra coloro che vivono e lavorano sotto la soglia della povertà. Prima dell’emergenza coronavirus, viene riportato, la stima per il 2020 prevedeva un calo di 14 milioni di lavoratori poveri nel mondo.

Nel rapporto, viene sottolineato come la crisi economica causata dal coronavirus potrebbe avere un impatto maggiore della crisi finanziaria del 2008.

Allora persero il lavoro 22 milioni di persone, 3 in meno della stima attuale.

Non è tutto perduto: la strada per evitare il peggio

Quelli riportati dall’ILO sono dati inquietanti, che devono giustamente allarmare. Tuttavia, la stessa Organizzazione non lì fornisce come previsioni certe e definitive. Molto dipenderà infatti dalla risposta dei Governi di tutto il mondo. “Nel 2008 il mondo si presentò come un fronte unito per affrontare le conseguenze della crisi finanziaria globale – ha dichiarato Guy Ryder – e il peggio fu evitato.

Abbiamo bisogno di quel tipo di leadership e risolvere le cose ora“.

Nello specifico, per l’ILO le misure da prendere ora riguardano l’estensione delle protezioni sociali, il supporto per i lavoratori part-time o sussidiari, sgravi fiscali e finanziari per piccole e medie imprese.

Un percorso difficile da immaginare, specie ora che contiamo ancora centinaia di morti al giorno. Ma per evitare il collasso di tutto il sistema costruito nell’ultimo secolo, è necessario affrontare adesso questi temi.

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