medici che curano un paziente per coronavirus

C’è una battaglia nella battaglia durante l’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19, e si conduce dentro le terapie intensive dove medici e infermieri sono l’unico tramite tra i pazienti colpiti dal Coronavirus e le loro famiglie. All’Ansa la testimonianza di un’infermiera in servizio presso un ospedale del Milanese, che fotografa il costante sforzo del personale nel tentativo di alleviare le sofferenze dei malati e dei loro familiari.

Covid-19: la battaglia contro la solitudine

Ai microfoni dell’Ansa, un’infermiera di Milano ha parlato della situazione che si vive nei reparti di terapia intensiva durante l’epidemia di Covid-19 che sta mettendo a dura prova il sistema sanitario nazionale.

L’elemento ‘solitudine’ torna spesso a galla nelle cronache legate all’emergenza Coronavirus che si sperimenta in ospelale. I parenti dei malati non possono vederli e l’unico mezzo per stabilire un contatto tra famiglie e pazienti è il telefono, attraverso cui il personale fornisce aggiornamenti sulle condizioni di salute di chi è ricoverato. Ma non è il solo difficile compito nella cornice di uno scenario in continua evoluzione.

Per i parenti è ancora più dura – ha dichiarato l’infermiera – perché non riescono a vedere i loro malati, a tenergli la mano, ad accarezzarli o passare un po’ di tempo con loro.

Quindi cerchiamo noi di restargli accanto al posto loro“.

Gli operatori sanitari cercano di alleviare il senso di solitudine dei pazienti e la percezione della distanza che li separa dai loro affetti, e questa è un’altra faccia della battaglia contro la malattia.

Coronavirus, tra paura e impegno

Nel corso della sua testimonianza, l’infermiera ha parlato anche della paura che si vive durante questa grande emergenza, soprattutto per chi è impegnato in prima linea nel contrasto alla diffusione del Coronavirus e nel trattamento dei pazienti Covid-19.

Tanta paura per noi operatori, perché sappiamo che stiamo giocando con il fuoco, però dobbiamo farlo per tutte le persone che abbiamo qua e se prima davamo il 100% adesso è il momento di esprimere il massimo delle nostre potenzialità e della nostra competenza“.

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