cadavere obitorio

Non c’è spazio per il rito funebre nell’Italia del coronavirus. In posti come la Lombardia, dove il numero di morti ha afflitto e sopraffatto i cimiteri e le ditte funebri, non c’è solo il problema del sovrannumero di salme, ma anche il rischio che queste siano portatrici di virus e per questo necessitano di un trattamento diverso dal solito.

Azzerati i riti dell’ultimo saluto

Le immagini delle salme che vengono portate via dall’esercito a Bergamo ci avevano già fatto capire, con sgomento, quanto la morte fosse stata rivoluzionata, nella sua gestione, dall’epidemia.

Le onoranze funebri, oggi, lavorano in modo diverso: la salma non viene vestita, non viene “cosmetizzata”. Il defunto non viene di fatto preparato per essere visto un’ultima volta dai suoi cari.

Nessuna cosmesi sulla salma

A raccontarlo è un articolo di oggi del Messaggero, che diffonde le regole disposte da una circolare di Utilitalia e spiega come le operazioni di tanacosmesi siano attualmente interdette: niente lavaggio di unghie o capelli, e la salma non viene tamponata. Non c’è vestizione: il cadavere rimane con gli abiti che ha indosso.

Il cadavere viene avvolto in una sorta di lenzuolo, che viene imbevuto di disinfettante, per far sì che la salma rimanga sterile il più possibile.

Il pericolo del contagio

Ogni operazione tanatologica risulta molto più delicata del solito: occorre fare attenzione a spostare il cadavere, ai fluidi biologici infetti, e tutto ciò che il cadavere potrebbe “toccare” o che la persona in vita potrebbe aver toccato nelle ultime ore: “Tutto va disinfettato anche dopo, perché il virus resiste alle superfici e potrebbe ancora contagiare”.

Contatti limitati con i parenti

La sterilità non è solo pratica, ma anche metaforica: il parente del defunto viene contattato il meno possibile di persona, per evitare possibili contagi.

Il merito funebre, se c’è, è veloce e non ci sono persone a salutare un vecchio amico, un vecchio conoscente o un parente. L’ultimo saluto costa, in epoca di pandemia, il rischio di altre morti.