Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile

Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, spiega cosa avverrà nelle prossime settimane e quali sono i dati dell’emergenza coronavirus in Italia ai microfoni di Radio Anch’io. Il Paese sta affrontando ormai da settimane la pandemia e ascolta il bollettino della Protezione Civile tutti i giorni alle 18. Il Capo della Protezione Civile spiega la sua visione per le prossime settimane dell’emergenza.

Primo maggio? A casa

In primis Borrelli cerca di fare chiarezza sui numeri dei contagi: “I contagi restano perché sono frutto dei comportamenti passati, di due settimane fa”. Per questo non possiamo ancora allentare e misure restrittive che rimarranno quindi in vigore.

Dobbiamo stare in casa ancora per molte settimane, credo anche il primo maggio. Dovremmo essere rigorosissimi e credo cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze“, riporta AdnKronos.

I numeri dell’emergenza

Gli esperti analizzano quelle che sono le curve di evoluzione dell’epidemia ma sono i fatti che contano, i dati che arrivano dalle regioni: io mi attengo a quelli e ci dicono che diminuisce il numero dei nuovi ricoverati e di quelli che entrano in terapia intensiva, aumenta il numero dei guariti e aumenta in modo contenuto il numero dei positivi e cala sensibilmente rispetto ai giorni scorsi quello dei deceduti“, spiega ancora.

Solo ieri, durante l’ultimo bollettino si parlava di 2.477 persone risultate positive ieri al Coronavirus in Italia, per un totale che arriva a quota 83.049; 760 le persone che hanno perso la vita, per un complessivo totale che conta 13.915 vittime. Aumenta però anche il numero delle persone guarite da Covid-19: ieri 1.431 in più.

Borrelli rimarca: “L’acceso agli ospedali e alle terapie intensive non sta crescendo.

I numeri parlano chiaro, cresce anche il numero dei positivi che sono a casa, in terapia intensiva ci si arriva facendo un percorso che parte da un ricovero con sintomi e questi numeri diminuiscono. E questo significa che si sta fronteggiando la malattia. Non mi risultano situazioni dove gli ospedali non riescono a garantire il ricovero in terapia intensiva“.

E le mascherine?

Da settimane ormai si parla di una emergenza nell’emergenza, quella dell’assenza di mascherine adatte a fronteggiare il virus: “Il problema delle mascherine è globale, la domanda a livello mondiale è 30, 50 volte il fabbisogno ordinario.

Abbiamo una situazione in cui in Italia non esistono imprese per la produzione. Ora si sta facendo una riconversione, l’obiettivo prioritario è diventare autonomi e autosufficienti per la produzione di mascherine. Nel frattempo andremo avanti con le importazioni, con accordi e con il grande lavoro fatto anche a livello di governo“.

Moltissime aziende stanno lavorando riconvertendo la loro produzione per aiutare nell’emergenza. Il Gruppo Armani ha annunciato giorni fa la conversione degli stabilimenti di produzione dei vestiti in produzione di camici per infermieri, medici ed operatori sanitari.

Gucci sta producendo mascherine e camici per la Regione toscana e anche l’azienda tessile Miroglio ha deciso di riconvertirsi, e oggi produce mascherine. Anche aziende come H&M, Mango e Zara stanno seguendo la stessa strada.

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