un medico che fa delle analisi per il coronavirus

Secondo una ricerca pubblicata su un’autorevole rivista medica, il Covid-19 resterebbe nella saliva e nelle feci delle persone guarite dal Coronavirus, le quali potrebbero risultare essere un veicolo di contagio anche dopo la guarigione e la dimissione dall’ospedale.

Lo studio è stato condotto a Pechino, al Beijing Ditan Hospital, Capital Medical University, su un campione di soli 133 pazienti. I risultati della ricerca non sono ancora del tutto verificati e saranno necessari studi più approfonditi.

Lo studio su feci e saliva dei guariti dal Covid-19

La ricerca, condotta a Pechino, è stata pubblicata tra gli articoli fruibili gratuitamente sul sito della rivista Annals of Internal Medicine.

Annals of Internal Medicine è un’autorevole rivista medica accademica pubblicata dall’American College of Physicians (ACP). È una delle riviste mediche specializzate più citate e influenti al mondo. L’ ACP invece è la più grande organizzazione che si occupa di specifiche tematiche mediche e il secondo gruppo per numero di membri di medici negli Stati Uniti.

I criteri per la guarigione

La dimissione dall’ospedale dei pazienti guariti dal Coronavirus richiede 4 criteri: bisogna essere senza febbre per più di 3 giorni, non avere più problemi alle vie respiratorie, le lastre al torace devono presentare netti miglioramenti ed è necessario risultare negativi a 2 tamponi per Covid-19 eseguiti consecutivamente ad almeno 24 ore di distanza.

Tra questi 4 criteri, quello al centro della ricerca pubblicata sugli Annals of Internal Medicine è il doppio tampone faringeo a 24 ore di distanza che deve risultare negativo.

Tampone faringeo rimesso in discussione

Sono stati osservati pazienti con tampone faringeo negativo ma le cui analisi della saliva e delle feci risultavano tuttavia positive al Coronavirus. Come si legge nell’articolo, l’obbiettivo era quello di “valutare i risultati dei test per la rilevazione del Covid-19 nei campioni di saliva e feci di un gruppo di pazienti guariti dal Coronavirus dopo che i loro tamponi faringei erano risultati positivi”.

Lo studio e i risultati sui tamponi

I risultati sono stati ambigui e necessitano ulteriori studi. Si legge infatti che: “Tra 133 pazienti ricoverati con COVID-19 dal 20 gennaio al 27 febbraio 2020, ne abbiamo identificati 22 con test sulla saliva e sulle feci positivi accoppiati con un campione faringeo negativo“.

Continuano poi i ricercatori: “Di questi pazienti […] tutti soddisfacevano i criteri e venivano dimessi dall’ospedale“.

Nuovi interrogativi

Questi risultati pongono nuovi e gravi interrogativi che necessitano di studi più approfonditi: i pazienti con tamponi faringei negativi si possono considerare veramente privi di virus o sono necessarie ulteriori analisi in altri siti corporei? In altre parole lo studio suggerirebbe che il paziente potrebbe rappresentare un rischio di infezione per gli altri anche dopo la guarigione. Se così fosse, bisognerebbe rivalutare le misure di isolamento e anche l’eventuale decisione di prolungare le misure di lockdown delle città dovrebbe tener conto anche di questo fattore.

I limiti dello studio: un campione ristretto

È da sottolineare però che lo studio presenta al momento dei grossi limiti, riportati dai ricercatori stessi: “I limiti del nostro studio sono che si basa su un campione molto ristretto e non si è seguito un programma definito.

Questi risultati giustificano semplicemente ulteriori studi, tra cui la raccolta sistematica e simultanea di campioni da più siti del corpo e la valutazione del rischio infettivo“.

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