Angelo Borrelli in primo piano

Nuovo bollettino della Protezione Civile in merito all’emergenza Coronavirus. Nonostante i primi dati positivi registrati nella giornata di sabato, continua il braccio di ferro in merito alla questione mascherine si o no?

Se Borrelli e Locatelli affermano che l’uso della mascherina è una pratica che viene al secondo posto rispetto al distanziamento sociale, le Regioni Toscana e Lombardia hanno posto l’obbligo di indossarle o, in caso di assenza, coprirsi il volto.

Nuovi dati positivi

Si registrano oggi due dati positivi, riduzione di pazienti ricoverati nei reparti ordinari e di quelli presenti in terapia intensiva, rispetto a ieri, infatti, ce ne sono 17 in meno.

Sempre sull’onda del trend positivo, si registra uno stop al trasferimento di pazienti dalla Regione Lombardia, verso altri ospedali italiani e, anche dall’Istituto Spallanzani arriva la notizia di un aumento del numero dei pazienti dimessi.

Il nuovo bollettino

Passiamo però ai dati, si conta un totale di 91.246 pazienti positivi, sono 2.972 in più rispetto a ieri; 3.977 sono i pazienti ricoverati in terapia intensiva, mentre 58.320 persone in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi.

Si contano 525 decessi, il dato più basso nell’arco temporale che inizia il 19 marzo.

Infine si contano in totale 21.815 persone guarite. Il capo della Protezione Civile Borrelli ha voluto però specificare che si, sono dati positivi, ma non è questo il momento di abbassare la guardia.

Il commento di Brusaferro

Presente alla lettura del bollettino anche Silvio Brusaferro, direttore dell’Istituto Superiore di Sanità che ha evidenziato gli elementi positivi. Il primo sta nel numero dei decessi, in netto calo, spiegando che i decessi di oggi sono relativi a soggetti che hanno contratto il virus due settimane fa.

Il secondo elemento positivo sta nei risultati che si stanno ottenendo, anche Brusaferro ha voluto però specificare che è fondamentale continuare a mantenere comportamenti adeguati per far si che la curva continui a scendere.

Infine, un terzo elemento analizzato da Brusaferro si riferisce a una fase 2, come anticipato dal Presidente del Consiglio Conte. “Si può pensare a una fase 2 se questi dati si confermano. Occorre cominciare a riflettere su come mantenere bassi i contagi, per considerare misure alternative necessarie a ripristinare la nottra routine ma contenendo la diffusione al massimo possibile”.

Mascherine Si o no?

Sulla questione mascherine, Borrelli ha voluto precisare di essere stato nuovamente frainteso, in quanto lui non ha mai avuto intenzione di sminuirne l’utilizzo. Il suo non usarle sta nel fatto che quello in cui si trova è un ambiente sicuro e controllato e non è necessario usarle visto che si mantengono le giuste distanze. Il capo della Protezione Civile ha voluto poi ricordare l’importanza delle ordinanze e della loro osservanza da parte dei cittadini (in merito alla questione Lombardia).

L’uso delle mascherine è importante in luoghi non sicuri, come ad esempio i mezzi pubblici.

Anche il Professor Brusaferro ha voluto prendere parola in merito, ricordando che i primi elementi di protezione sono il distanziamento fisico e il lavaggio delle mani, sul quale “Occorre mantenere la massima attenzione“. La protezione delle vie aeree ha una duplice valenza, il primo è proteggere gli altri da eventuali patologie che potremmo avere e viceversa.

Secondo Brusaferro il rischio maggiore si trova nei luoghi confinati. “Dobbiamo avere molto chiaro che dietro il nome mascherina chirurgica abbiamo tre tipi di prodotto” ha specificato, alcune con più dispositivi di filtraggio, altre meno e altre ancora che sono una mera barriera.

In ogni caso, la produzione di mascherine che si è avviata permetterà comunque una diffusione a tutta la popolazione.

Tipologia di mascherine

Esistono tre grandi tipologie di mascherine; quelle dette facciali filtranti, FFP2 E P3, prodotte dall’Inail, prerogativa e necessarie per le patologie di rischio e sono destinate al personale sanitario. Ci sono poi le mascherine chirurgiche, che a loro volta si dividono in tre categorie, le prime due, con gli standard più elevati e sono destinate agli operatori santiari, mentre il terzo tipo che sono previste per la popolazione.

C’è una terza patologia, definite dall’articolo 16, che non sono regolamentate e quindi non necessitano dell’intervento di enti per la produzione, ma che hanno la funzione primaria di essere una barriera.

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