Medico misura la febbre ad un paziente

I timidi segnali confortanti in arrivo dai dati quotidiani sulla diffusione del Coronavirus in Italia sottolineano l’efficacia delle misure di contenimento adottate dal Governo, ma hanno anche l’effetto di amplificare il dibattito sulla cosiddetta ‘fase 2’ dell’emergenza, quella in cui il Paese si rimetterà in moto ma, sottolinea il ministro Speranza, occorrerà “creare le condizioni per convivere con il virus. Proprio sull’ipotesi di un allentamento delle restrizioni finora imposte (come la chiusura delle attività ritenute non essenziali), e sull’orizzonte di un’archiviazione del lockdown entro aprile, si esprimono gli esperti della Fondazione Gimbe: “È molto rischioso“.

Coronavirus, il Governo pensa alla prossima fase di gestione

L’emergenza Coronavirus ha imposto due binari portanti all’azione del Governo: misure urgenti per la gestione dal punto di vista sanitario, anzitutto, e interventi mirati a mitigare i contraccolpi economici del lockdown e del congelamento di una parte importante del motore produttivo del Paese (con la chiusura di attività non ritenute essenziali).

Binari su cui ora, alla luce della deadline del 13 aprile – fissata nel più recente Dpcm in materia di misure restrittive anti-contagio -, i lavori per una pianificazione della ‘fase 2′ dell’emergenza viaggiano sotto stretta osservazione.

L’esecutivo pensa a come rimodulare gli interventi per consentire ad aziende e lavoratori bloccati di tornare operativi, oltre che per alleggerire le maglie dell’isolamento intorno ai cittadini.

Secondo le ultime informazioni sulle prospettive future, la fase 2 potrebbe essere divisa in due step: il primo riguarderebbe piccole aperture per le aziende, il secondo verterebbe sulla rimodulazione delle misure che interessano gli spostamenti.

Si tratta di uno scenario che non si realizzerà con effetto immediato, come sottolineato da Luigi Di Maio a Porta a Porta: “Dobbiamo stare molto attenti alla fase 2: se sbagliamo i tempi torniamo in lockdown e ricominciamo da capo“.

Gli esperti: “Non allentare misure

Cosa succederà dopo che si sarà risolto, in tutto o in parte, il nodo della crisi sul fronte sanitario? Nessun ritorno immediato all’era pre-Covid, assicurano gli esperti: servono cautela e prudenza, oltre che un approccio soft e graduale per un significativo rientro delle attività nel perimetro della piena e ordinaria operatività.

L’epidemia che ha colpito duramente l’Italia, come molti altri Paesi, impone grande prudenza sulle mosse da mettere in campo nei prossimi giorni, settimane e mesi.

Sul punto inerente alle tempistiche di ritorno alla normalità è intervenuto anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe intervistato da 24Mattino, su Radio 24: “Dal punto di vista epidemiologico, possiamo cominciare a parlare della ‘fase 2’ quando non ci saranno più contagi. A oggi ci sono vari modelli predittivi che collocano questo periodo tra la fine di aprile a metà maggio, ma è chiaro che non è possibile fare delle previsioni assolute. Prima di quella data cominciare a pensare di fare delle riaperture di qualunque natura è estremamente rischioso, perché il rischio che si ripresentino nuovi focolai è medio-alto, come è successo in altri Paesi, come ad esempio a Hong Kong, dove si sono registrati casi di rientro“.

Cartabellotta ha aggiunto che “bisogna cominciare a mettere un po’ di paletti e mi auguro che questo venga fatto dal governo in tempi rapidi, perché le Regioni vanno un po’ per conto loro, motivo per cui non vorrei che ci fossero fughe in avanti“. Secondo questa lettura, dunque, allentare le misure in un contesto come quello attuale sarebbe molto rischioso.

Oms: in Italia tasso di incremento contagi in rallentamento

Dall’Oms, secondo quanto riportato da Adnkronos che cita l’intervento in conferenza stampa virtuale del direttore regionale per l’Europa, Hans Kluge, nello scenario italiano si segnalerebbe un significativo rallentamento del tasso di incremento dei contagidopo settimane di forte lockdown, sebbene il numero di casi continui a salire“.

Nel corso del suo intervento, Kluge avrebbe sottolineato la situazione particolare della Lombardia per l’Italia e della città di Madrid per la Spagna, aree che “stanno subendo il peso maggiore della pandemia nei loro Paesi. Per fortuna, in entrambi i casi, il bilancio delle vittime giornaliero si sta livellando. Osservando più da vicino la prima tendenza, la Spagna ora ha più casi dell’Italia.

Tuttavia ora, dopo 15-20 giorni dall’attuazione delle misure restrittive, la crescita dei casi sembra essere rallentata e il tasso di nuovi decessi ora mostra anche segni di declino“.

Tuttavia, ha aggiunto Kluge, i segnali positivi in arrivo da diverse nazioni non devono tradursi nell’errore di un precoce abbassamento della guardia: “Ora non è il momento di allentare le misure. È il momento di raddoppiare e triplicare, ancora una volta, i nostri sforzi collettivi con tutto il sostegno della società“.

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