un pugno di uomo

Il Telefono Rosa non ti lascia mai sola“, un appello costante quello che viene rivolto alle donne vittime di violenza che ora più che mai, in piena emergenza Coronavirus, si rende necessario. Restare a casa, come previsto dagli ultimi decreti firmati dal Presidente del Consiglio Conte, è la soluzione più efficace per contrastare la proliferazione del Covid-19.

Quando però restare a casa non è più un sacrificio ma una condanna? Quando l’isolamento forzato nella propria abitazione con un marito o un compagno violento non è una soluzione ma il problema?

La risposta a queste domande è nei dati raccolti sinora dal Telefono Rosa e tante altre numerose associazioni contro la violenza sulle donne: cala drammaticamente il numero delle denunce ma non diminuiscono le violenze se non la sola possibilità, da parte delle vittime, di poter chiedere aiuto.

Covid-19 e violenza sulle donne: quando una battaglia non deve escluderne un’altra

L’isolamento sociale, la quarantena forzata, il monito costante ripetuto come un mantra “restate a casa“. Farlo per sé stessi, farlo per gli altri, farlo per una società e una “normalità” in standby da mesi ormai.

Una battaglia però, quella contro il Covid-19, che non può escluderne un’altra, una lotta che perdura da sempre e che mai quanto ora necessita attenzione: quella contro la violenza sulle donne.

Dover categoricamente, per legge, rimanere in casa salvo situazioni di comprovata necessità, non è per tutti lo stesso sacrificio. Essere obbligate a convivere con un compagno violento 24h su 24h senza la possibilità di allontanarsi, di chiedere aiuto, di denunciare è una condanna, una silenziosa condanna che centinaia di donne stanno pagando all’interno delle mura domestiche che non le stanno proteggendo dal virus ma le stanno imprigionando insieme al loro abusante.

In quarantena calano le denunce: il campanello d’allarme

Quando non si può sfuggire dalla violenza? Quando non si ha la possibilità di allontanarsi, di chiamare, di chiedere aiuto, cosa succede? È di fronte al silenzio che le associazioni come il Telefono Rosa hanno iniziato a prendere atto di quanto questa quarantena potesse celare risvolti tragici, drammatici, violenti. Il drastico calo delle denunce da parte delle donne vittime di violenza non è una vittoria ma solamente la tacita prova che denunciare ora, scappare, salvarsi ai tempi della Covid-19, è solamente più difficile se non, in alcuni casi, del tutto impossibile.

E se molte donne non hanno la possibilità, i mezzi per denunciare, chi ci riesce lo fa sussurrando cercando il disperato aiuto da parte di chi, ora più che mai, non deve abbandonarle: “In questo periodo si riscontra nelle donne che ci contattano, una difficoltà a richiedere aiuto per via della convivenza forzata in ottemperanza alle misure previste dell’ordinanza del DPCM del 9 marzo. Molte di loro chiedono aiuto con un filo di voce, per non farsi sentire dal compagno nella stanza accanto.

In questi casi la donna impossibilitata a parlare, viene invitata a comunicare in chat la sua storia di violenza, per non esporsi al pericolo di essere scoperta e aggredita“, lo conferma il Telefono Rosa.

Il 1522, il numero attivo 24h

Di fronte ad un problema, gravoso in Italia e in tutto il mondo, come quello della violenza sulle donne che rischia di essere silenziato dall’emergenza Covid-19, ci si muove potenziando ora più che mai l’informazione su quelli che sono ad oggi tutti i supporti attivi per coloro che hanno bisogno. Su tutti il 1522, il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità e gestito dal Telefono Rosa come spiega Laura Vassalli nel video.

Si tratta di un numero gratuito e attivo 24h su 24h, disponibile in 4 lingue diverse a cui le vittime possono fare riferimento per chiedere aiuto. Quando anche chiamare diventa impossibile per la presenza costante al proprio fianco dell’artefice delle violenze, è possibile rivolgersi alle operatrici specializzare del 1522 via chat, evitando così di parlare e di essere eventualmente ascoltate.

Guarda il video:

Mascherina-19, il messaggio in codice fuori casa

Le eventualità entro le quali però può consumarsi la violenza ammettono che possa non sussistere nemmeno la possibilità di utilizzare un computer e nemmeno un telefono.

Da qui l’idea di istituire un linguaggio in codice in Spagna che però sembra aver trovato modo di esistere anche in Italia, una parola che possa essere pronunciata in caso di necessità nei pochi momenti che si hanno a disposizione lontano dalla dimora, durante lo svolgimento delle poche attività quotidiane ora ancora permesse durante la quarantena come fare la spesa, andare in farmacia, in posta. Qualunque donna o persona si trovi a subire violenze o in situazioni di disagio basta che pronunci fuori casa la parola “Mascherina 19”, in spagnolo “Mascherilla 19”, per far scattare il protocollo che coinvolge le autorità come la polizia e che, altrimenti, non potrebbe avvenire.

ATTENZIONE, SE SEI VITTIMA DI VIOLENZA: Numero Nazionale Antiviolenza Donna 1522, attivo tutti i giorni, tutto il giorno, accessibile da tutta Italia in modo gratuito, da rete fissa e mobile (disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo).

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