Stefano Patuanelli

Negli ultimi giorni il dibattito politico si è focalizzato sul Mes, nodo intorno a cui gravita una notevole fibrillazione in termini di pareri e ipotesi e che, secondo alcuni, sarebbe prossimo a costituire il limbo in cui una già provata Italia potrebbe perdere anche le ultime staffe. Dopo il duro faccia a faccia tra Giuseppe Conte e le opposizioni – cristallizzato nel discusso intervento televisivo del premier contro Salvini e Meloni – , arriva la presa di posizione del ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che ha parlato di una cornice di condizionalità inaccettabili nel perimetro di un trattato per cui il no dell’Italia sarebbe “definitivo”.

Ma la frattura nella maggioranza continua a fare rumore.

Patuanelli sul Mes: “Il no è definitivo

Un dibattito surreale su qualcosa che non esiste“: così Stefano Patuanelli ha definito la querelle intorno al Mes (Meccanismo europeo di stabilità) che, nelle ultime settimane, è arena di un rovente scontro politico senza esclusione di colpi.

Il ministro dello Sviluppo economico ha precisato la posizione del M5S sull’argomento durante un intervento alla trasmissione Agorà, in onda su Rai 3, spingendosi più in là di quello che sarebbe un calderone di ipotesi attualmente lontano dalla realtà dei fatti: “Il no al Mes è definitivo“.

Almeno a quel Mes che oggi si conosce, con tutto il bagaglio di condizionalità che si porta dietro e che fa impazzire le trame del dibattito.

Mentre nel fronte delle opposizioni (dopo la livida replica di Salvini e Meloni a Conte) si insinua una sostanziale apertura di Silvio Berlusconi all’uso del fondo salva-Stati per arginare i pesanti contraccolpi della crisi, Patuanelli rafforza quanto già esposto dal premier nel corso dei precedenti interventi sulla questione.

Il Mes è un trattato che prevede delle condizionalità, è un dato di fatto. Quello che succederà in Consiglio Europeo oggi non lo sappiamo, quindi bisogna capire cosa esce da quel documento. Noi abbiamo sempre ritenuto quel trattato un pericolo e quindi quelle condizionalità non possono essere attivate. Al momento non c’è nessun documento che dimostri che sia qualcosa di diverso da questo“.

Il ministro dello Sviluppo economico si è detto certo del fatto che “l’Italia non dovrà mai attivarlo“, aggiungendo che “se pensiamo che il Mes sia un salvadanaio, vogliamo romperlo e tirarci fuori i soldi ed usarli, allora è un’altra cosa: abbiamo rotto il salvadanaio, abbiamo rotto il Mes e questo è un ragionamento diverso“.

Maggioranza spaccata sul fondo salva-Stati

Dall’altro lato della maggioranza, in antitesi alla linea 5 Stelle, sul fronte del Pd persisterebbe la spinta a vagliare l’ipotesi del ricorso al fondo salva-Stati in caso di assenza di condizionalità.

Sul Mes sta lievitando un dibattito che rischia di dividere l’intera Italia secondo opposte tifoserie e rigide contrapposizioni. La mia posizioneha scritto Conte su Facebookè stata molto chiara sin dall’inizio.

(…) Il Mes è un meccanismo inadeguato e anche insufficiente per reagire a questa sfida epocale. Ha un regolamento pensato per shock asimmetrici e per reagire a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi. Adesso, invece, siamo di fronte al più grave shock economico affrontato dal dopoguerra ad oggi, che compromette fortemente il tessuto socio-economico europeo. Occorre una risposta forte, unitaria, tempestiva.

Il dibattito italiano, ha sottolineato il premier, è sulle ormai super osservate condizionalità: “Alcuni sostengono che esiste il rischio che rimangano le tradizionali condizionalità macroeconomiche, altri ritengono che, pur se non previste nella prima fase, alcune condizionalità potrebbero essere inserite in un secondo tempo, altri ancora prevedono che si arriverà a cancellare tutte le condizionalità ad eccezione del vincolo di destinazione per le spese di cura e di prevenzione del contagio.

All’ultima riunione dell’Eurogruppo è stato compiuto un deciso passo avanti perché nel paragrafo corrispondente è richiamata espressamente la sola condizione dell’utilizzo del finanziamento per le spese sanitarie e di prevenzione, dirette e indirette. (…) Discutere adesso se vi saranno o meno altre condizioni oltre a quelle delle spese sanitarie e valutare adesso se all’Italia converrà o meno attivare questa nuova linea di credito significa logorarsi in un dibattito meramente astratto e schematico (…)“.

Il presidente del Consiglio ha ribadito l’invito alla cautela e sostiene la necessità di attendere l’esito della trattativa con l’Unione europea: “Solo allora potremo valutare se questa nuova linea di credito pone condizioni, quali condizioni pone, e solo allora potremo discutere se quel regolamento è conforme al nostro interesse nazionale. E questa discussione dovrà avvenire in modo pubblico e trasparente, dinanzi al Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola. Prima di allora potremo disquisire per giorni e settimane, ma inutilmente“.

Poche ore fa, l’asse dello scontro nel cuore pulsante della maggioranza si è fissato sulle due posizioni contrapposte di Vito Crimi e Nicola Zingaretti, rispettivamente capo politico 5S segretario Pd.

L’apertura dei dem all’orizzonte di un’eventuale formula limata del Mes ha incontrato un muro nella posizione dei 5 Stelle. Secondo quanto riporta Agi, Zingaretti si sarebbe espresso in questi termini: “Se esisterà la possibilità, senza condizionalità e rispettando la sovranità italiana, di avere dei miliardi a sostegno della nostra sanità credo che dovremmo prenderle queste risorse, ci servono per gli ospedali e per la nostra sanità“.

La risposta di Vito Crimi, in un’intervista al Fatto Quotidiano di cui l’agenzia di stampa ha riportato alcuni passaggi, è stata netta: “L’Italia non farà mai ricorso al Mes, noi Cinque Stelle non potremo mai accettarlo“.

A suo dire, l’orientamento del Pd metterebbe in discussione la linea del governo e del premier Conte. “Se altri Paesi riterranno di voler utilizzare un Mes light, nessun problema. Ma per noi rimane una fregatura. Non lo voteremo mai in Parlamento“.