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Sono passati 2 mesi dall’inizio dell’emergenza, nella sua più alienante modalità, legata alla diffusione in Italia del Coronavirus. Attualmente gli occhi iniziano ad essere sempre più fissi sul futuro e sul da farsi a fronte di un’evoluzione epidemiologica che sembra dare accenno di rallentamento. Tante le domande legate alla “fase 2”: quando? Ma soprattutto, come sarà?

Una nebulosa ma anche e soprattutto un intreccio. Sembra però chiaro che il lento ritorno alla normalità, quando sarà possibile, non sarà uguale per tutti e sarà diverso, per tempistiche, regione per regione.

Covid-19 in Italia: in attesa del giorno “zero nuovi contagi”

Il ripristino della “modalità salvata”, quella normalità che ora quanto mai ci sembra lontana e quasi difficile da ricordare, arriverà e sarà strettamente connessa ai dati relativi ai contagi.

Un procedere di pari passo tra due poli: quello che potremmo chiamare “giorno X a quota zero contagi” e “Fase 2”. Ad abbozzare delle ipotesi sul giorno a “zero contagi” sono gli esperti dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, le cui proiezioni fanno preludere un lento e graduale ritorno alla normalità per step e soprattutto diverso, temporalmente, da regione a regione.

La situazione regione per regione: le statistiche

Quando si azzererà il numero relativo ai nuovi casi di Coronavirus in Italia? Una data unanime per tutta la penisola, non c’è. “La fine dell’emergenza Covid-19 in Italia potrebbe avere tempistiche diverse nelle Regioni a seconda dei territori più o meno esposti all’epidemia – si legge nel documento pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – in Lombardia e Marche, verosimilmente, l’assenza di nuovi casi si potrà verificare non prima della fine di giugno, in Emilia-Romagna e Toscana non prima della fine di maggio.

Nelle altre Regioni l’azzeramento dei contagi potrebbe avvenire tra la terza settimana di aprile e la prima settimana di maggio“.

Da maggio a giugno: al Nord l’involuzione è più lenta

L’obiettivo, come si evince dl report recentemente pubblicato, non è individuare una data che possa essere la più esatta possibile ma valutare date plausibili, ipotizzando un periodo (il più verosimile possibile) entro il quale regione per regione si potrebbe parlare di “azzeramento dei contagi”.

Tra le prime Basilicata e Umbria

Dati ovviamente basati sulle restrizioni vigenti e che, in caso di modifica di questi ultimi, potrebbero cambiare radicalmente e non essere dunque più verosimili: “Secondo le proiezioni dell’Osservatorio a uscire per prima dal contagio da Covid-19 sarebbero la Basilicata e l’Umbria, le quali il 17 aprile contavano rispettivamente solo 1 e 8 nuovi casi; le ultime sarebbero le Regioni del Centro-Nord nella quali il contagio è iniziato prima“.

Diversa la situazione, per l’appunto, al Nord: “In Lombardia, in cui si è verificato il primo contagio, non è lecito attendersi l’azzeramento dei nuovi casi prima del 28 giugno, nelle Marche non prima del 27 giugno. Infatti, per entrambe le Regioni il trend in diminuzione è particolarmente lento.

La PA di Bolzano dovrebbe avvicinarsi all’azzeramento dei contagi a partire dal 28 maggio, nonostante il numero di contagi osservati complessivamente è basso in valore assoluto (29 casi il 18 aprile), tuttavia il trend dei nuovi casi sta scendendo con particolare lentezza. Nella Regione Lazio dovremmo aspettare almeno il 12 maggio, nel Sud Italia l’azzeramento dei nuovi contagi dovrebbe iniziare ad avvenire tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio“.

Il timore dell’ondata di ritorno

Un monito però, in chiusura al report, che non può passare inosservato: “Una eccessiva anticipazione della fine del lockdown, con molta probabilità, potrebbe “riportare indietro le lancette della pandemia” e vanificare gli sforzi e i sacrifici sin ora effettuati”, che ricalca il più grande timore di un passo falso e azzardato che potrebbe dunque avvalorare l’ipotesi di un’epidemia di “ritorno”.

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