Giorgia Meloni e Giuseppe Conte

Dopo gli interventi del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in Senato e alla Camera, si è dato il via al dibattimento. Particolarmente dure le parole di Giorgia Meloni, che ha sostanzialmente restituito a Conte la celebre frase con cui il premier ha attaccato lei e Salvini due settimane fa. Per la leader di Fratelli d’Italia, i metodi di Conte sarebbero vicini a quelli cinesi.

Meloni: “Lavora con il favore delle tenebre

Se sembrano parole già sentite, è perché a pronunciarle era stato il premier Conte solo 10 giorni fa.

Un attacco frontale, fatto di nomi e cognomi, quelli di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, accusati da Conte di aver mentito sul Mes e di cospirare nell’ombra, mentendo agli italiani. Una frase che evidentemente è rimasta addosso a Giorgia Meloni, che ha approfittato del discorso alle Aule del premier per ripagarlo con la stessa moneta.

L’ambito del discorso era il mancato voto sul Mes tanto dibattuto in Italia. Per la Meloni, “oggi non votiamo perché probabilmente questo parlamento le avrebbe sì dato un mandato chiaro ma per il no al Mes“.

Quindi la stoccata: “È andato in televisione a dire agli italiani a dire con piglio deciso che siamo trasparenti, poi evita in chiaro voto parlamentare alla luce del sole e preferisce sì, lavorare con il favore delle tenebre“. Una scelta, quella di non votare, che per la Meloni è dovuta ad una precisa strategia: “L’avrebbe resa più forte in Ue, ma più debole in patria, perché la sua maggioranza si sarebbe frantumata“.

Il paragone col Presidente cinese

Rimanendo sul tema, Giorgia Meloni non ha lesinato altri attacchi a Conte, tirando in ballo anche il Presidente della Cina.

Questo è il Parlamento della Repubblica che lei rappresenta – dice a proposito delle proposte che l’Italia avrebbe fatto all’Europa, ma non rese note alle Aule – A forza di frequentare la Cina si è convinto di avere gli stessi poteri di Xi Jinping?“.

Per Conte l’ultima parola spetterà al Parlamento

La posizione della Meloni, condivisa da altri partiti di centrodestra ad eccezione di Forza Italia (che accetterebbe un Mes senza condizionalità), è quindi che Conte non voglia far votare il Parlamento.

Tuttavia, solo esponendo il suo programma in 5 punti, Conte poco prima aveva specificato: “Ritengo che questa discussione debba avvenire in modo pubblico, trasparente, in Parlamento, al quale spetterà l’ultima parola“.

Parole dette apposta per anticipare quelle stesse polemiche, che tuttavia non l’hanno messo al riparo dalla contestazione dell’opposizione. La data fondamentale ora è quella del 23 aprile, quando si terrà il Consiglio Europeo.

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