bandiera dell'unione europea

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) – o European stability mechanism (ESM) – è tornato ancora una volta sul tavolo dei dibattiti: le polemiche impazzano, chi è favorevole e chi contrario, gli scontri si fanno aspri, tanto più che è tornato anche sul tavolo europeo in occasione dell’emergenza Coronavirus. Del MES su parla in particolare come uno dei mezzi possibili per fronteggiare le problematiche che discenderanno – soprattutto in ambito economico – da questa pandemia.

Per poter capire le proposte in ballo e le decisioni che ne conseguiranno è bene cercare di fare chiarezza su cosa sia il MES e ancor più su cosa siano i coronabond, che al momento sembrano essere l’alter ego del MES.

MES: che cos’è e come funziona il fondo salva-Stati

Il MES (conosciuto anche come meccanismo/fondo salva-Stati) è entrato in vigore in tutta fretta nel 2012, il 27 settembre, con natura permanente a seguito delle modifiche apportate al Trattato di Lisbona. Una fretta motivata dalla crisi economica e finanziaria del 2008 che aveva nuovamente posto l’attenzione sull’esigenza di individuare meccanismi di compensazione degli effetti asimmetrici generati da uno shock del mercato comune.

In altre parole la crisi del 2008 ha comportato tra gli Stati dell’Unione Europea degli scompensi economici; conseguentemente, l’area euro che si pone (a grandi linee) come una realtà economica omogenea, si è ritrovata a non essere affatto omogenea bensì a dover riunire Stati economicamente forti a Stati sull’orlo del default.

Mes: quando è nato? Le origini del meccanismo europeo

Per ovviare a questo problema, successivamente alla crisi, è stato sviluppato il MES: un’organizzazione intergovernativa dei Paesi che adottano l’euro come moneta comune con il compito di aiutare gli Stati che si trovano in difficoltà economica in modo anche da riequilibrare i vari mercati.

Una sorta di fondo comune tra gli Stati della zona euro a cui attingere nel caso in cui uno Stato versi in una condizione economica debilitata, in grande difficoltà tale da poter compromettere l’equilibrio del mercato dell’intera Unione.

Il MES è stato successivamente ridiscusso tra il 2017 ed il 2019 ma in sostanza le trattative hanno lasciato questo meccanismo uguale a sé stesso e le critiche mosse rimangono a loro volta le medesime.

Le critiche: perché il Mes è così chiacchierato?

In termini crudi, la più grande critica mossa contro il MES è quella di essere un metodo di “strozzinaggio” per le future generazioni. Infatti, le condizioni per potervi accedere sono così tante e così stringenti da richiamare il termine “austerity”.

Procedura per attivare il MES

Per prima cosa la procedura stessa per richiedere il MES è complicata: lo Stato in difficoltà deve in primo luogo fare richiesta di assistenza al Presidente del Consiglio dei Governatori (costituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona) del MES stesso.

Ricevuta la richiesta, il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute economico del Paese richiedente e di definire di quanto sostegno economico ha bisogno.

In seguito ai risultati della valutazione, il Consiglio dei Governatori decide se agire e aiutare il Paese in difficoltà con eventuali interventi che possono essere prestiti economici; acquisti di titoli di Stato tanto sul mercato primario quanto secondario; linee di credito precauzionale ma anche ricapitalazzazioni dirette o prestiti per la ricapitalizzazione indiretta.

Le condizioni per attingere al MES

Lo Stato che ha fatto la richiesta di assistenza al MES deve a sua volta sottoscrivere determinate condizioni impegnandosi a realizzare riforme strutturali e adottare misure fiscali per migliorare i propri conti pubblici.

Queste riforme e misure fiscali sono spesso comportano altrettante misure che vanno a gravare pesantemente sui privati e sui cittadini in generale dello Stato richiedente, costringendoli – secondo i critici del MES – a sacrifici che non verrebbero ritenuti proporzionali all’aiuto che ricevono.

Il MES ai tempi del Coronavirus

Con l’emergenza Coronavirus le criticità del MES sono state riportate sul tavolo europeo, in particolare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato la sua reticenza con parole molto chiare in un post su Facebook: “Il MES ha un regolamento pensato per shock asimmetrici e per reagire a tensioni finanziarie riguardanti singoli Paesi.

Adesso, invece, siamo di fronte al più grave shock economico affrontato dal dopoguerra ad oggi, che compromette fortemente il tessuto socio-economico europeo”.

Queste perplessità sembrano essere state accolte dal tavolo dell’eurozona che ha di fatto predisposto la creazione di una nuova linea di credito per le spese sanitarie legate all’emergenza Coronavirus senza alcuna condizione.

Una nuova linea di credito per spese sanitarie

Questo “MES sanitario” sarebbe attivabile da qualsiasi Paese membro che lo voglia con l’unico requisito che lo Stato richiedente si impegni a usare le risorse economiche erogate dal MES per spese sanitarie.

Dopo la crisi, “I Paesi membri resteranno impegnati a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, in linea con le cornici di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale della Ue, inclusa la flessibilità” come si legge nel comunicato finale dell’Eurogruppo.

Dopo l’approvazione, ora toccherà ai singoli Stati

Bisogna tener presente che queste sono soltanto le linee guida del nuovo strumento finanziario: le condizioni di contratto che verranno predisposte per i singoli finanziamenti saranno da esaminare in seguito, quando verranno scritte ufficialmente.

Inoltre, le decisioni dell’Eurogruppo si sono limitate ad approvare questo speciale meccanismo per far fronte all’emergenza Coronavirus ma la richiesta di aiuto e quindi l’adesione a tale meccanismo è a totale discrezione dei singoli Stati.

Dai bond ai Coronabond: che cosa sono?

Un’ultima osservazione su un argomento altrettanto caldo in questi giorni: i Coronabond (o eurobond). Più o meno tutti gli Stati spendono in servizi per i cittadini più di quanto incassino in tasse. A grandi linee il debito pubblico, ossia la differenza tra la spesa pubblica e l’incasso dello Stato, viene coperto con prestiti di denaro.

Questi prestiti, nella maggior parte dei casi, vengono raccolti dal Paese emettendo titoli di Stato – bond, per l’appunto – con cui il Governo si impegna nei confronti degli acquirenti (soprattutto banche e fondi) a pagare interessi annuali e restituire la cifra allo scadere di un lasso di tempo predeterminato.

La differenza tra Coronabond e Eurobond

Gli eurobond, già ipotizzati da anni e voluti per lo più dai Paesi dell’Europa mediterranea, così si profilano: sarebbero titoli di Stato emessi e garantiti dall’intera eurozona anziché da un singolo Stato. Considerando che l’Eurozona ha già una Banca Centrale (BCE) ed un’unica moneta, la creazione degli eurobond sarebbe in linea di principio abbastanza semplice e avrebbero il lato positivo di essere più stabili e con un tasso di interesse minore rispetto ai titoli dei singoli Stati più deboli dell’Eurogruppo.

Cresce il consenso per i Coronabond

Con l’arrivo della pandemia da Coronavirus il consenso agli eurobond, ribattezzati Coronabond, si è diffuso sempre più anche oltre agli Stati dell’Europa mediterranea. Oggi anche la Commissione Europea sostiene l’introduzione di Coronabond che abbiano lo scopo di finanziare le misure per contrastare gli effetti dell’emergenza Coronavirus.

La critica ai Coronabond

La principale critica mossa ai Coronabond richiama in qualche modo una delle critiche al MES: la disparità economica e finanziaria dei singoli Stati. Come nel MES ci sono grandi contribuenti che non faranno mai uso di questo meccanismo pur finanziandolo; allo stesso modo i Paesi con un debito pubblico molto basso non ritengono giusto dover usare i soldi dei propri contribuenti per poter coprire il debito pubblico di altri Stati.

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