palazzo europarlamento a strasburgo

L’emergenza coronavirus non riguarda soltanto la salute ma anche l’economia. I governi di tutto il mondo si trovano a fronteggiare la più grande crisi economica di sempre. Giuseppe Conte e altri 9 Paesi europei hanno chiesto all’Unione Europea di favorire i coronabond, meccanismi solidali di distribuzione dei debiti. Non è la prima volta che si parla di bond nell’Eurozona, era già successo durante la crisi finanziaria tra il 2011 e il 2012. Alcuni Paesi però, in primis Germania e Olanda, propongono invece l’uso del Mes, il Fondo Salva Stati, la cui revisione era prevista a dicembre quando se ne è tornati a discuterne non senza polemiche.

Coronabond, cosa sono e perché Conte li ha chiesti

I coronabond potrebbero favorire l’Italia? Sicuramente. Tecnicamente sono obbligazioni legate al debito pubblico non facenti capo a un singolo Stato, ma a tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Attraverso questo espediente solidale, uno Stato può chiedere soldi in prestito per finanziare le proprie attività interne, sia quelle “tradizionali” (come la sanità, le infrastrutture o le spese militari) sia quelle considerate “straordinarie” (come un’emergenza legata a una pandemia).

Con i coronabond, il debito viene ridistribuito a tutti gli Stati dell’Eurozona. Non è un caso quindi che il Paese più scettico di fronte a questa obbligazione sia l’Olanda, che a differenza dell’Italia e degli altri Stati “mediterranei” (Spagna, Francia e Portogallo) ha un’economia forte e i conti in linea con i parametri imposti dall’Unione Europea. Anche il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha mostrato il suo scetticismo di fronte alla scelta dei coronabond, così come la Germania. Angela Merkel ha deciso di seguire gli olandesi, ma voci discordanti si stanno alzando a favore dei coronabond in Germania.

L’Europa si divide sui coronabond

Giuseppe Conte ha chiesto all’Europa di emettere i coronabond per consentire non solo all’Italia, ma a tutti gli Stati colpiti dal coronavirus, di iniettare liquidità nelle casse dei cittadini e delle imprese. Il diffondersi dell’epidemia infatti costringe lo Stato a spese ingenti.

Basti solo pensare alle spese ospedaliere (macchinari, mascherine, ventilatori, guanti, personale). Cifre spaventose a cui si sommano quelle della manovra finanziaria (bonus per le imprese, per i lavoratori autonomi, cassa integrazione).

Preoccupano inoltre le ricadute future dell’epidemia per quello che riguarda il crollo delle attività produttive, specialmente di piccole e medie imprese, dovute alle misure di lockdown che potrebbero portare a un’impennata della disoccupazione.

Il rifiuto di Conte sul Mes

L’Italia è in ginocchio dal punto di vista economico ma ha l’urgenza di spendere. Conte lo sa bene e qualche giorno fa ha dichiarato: L’Italia è favorevole allo strumento dei Covid-Bond (coronabond, ndr), qui si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e adeguati a una guerra“.

Il presidente del Consiglio italiano è convinto che i coronabond siano lo strumento più adeguato per fronteggiare questa spaventosa crisi economica.

Gli altri leader europei al momento si sono espressi in modo duplice: c’è chi vorrebbe i coronabond come Conte e chi sembra più orientato verso l’attuazione del Mes (il Fondo Europeo Salva-Stati) che ha una capacità di risorse di 410 miliardi di euro. Se ne riparlerà tra due settimane

Nel frattempo Conte, in merito al Mes, ha dichiarato che “è uno strumento inadeguato per far fronte a questa emergenza. È nato per accompagnare singoli Stati verso percorsi virtuosi, è uno strumento nato per shock asimmetrici. Noi stiamo attraversando un tornado di portata epocale“. Il Mes potrà essere usato all’interno di un ventaglio di strategie per sostenere gli Stati, conclude Conte, nel caso in cui venga pesantemente modificato.

Differenza tra coronabond e Mes

Il Mes nasce con l’obiettivo di permettere agli Stati in difficoltà finanziare una ripresa economica. Ogni Stato dell’Eurozona versa una somma e i Paesi menbri, attraverso una votazione a maggioranza, possono decidere di concedere un prestito (a tassi fissi o variabili) a chi ne fa richiesta o possono acquistarne titoli sul mercato primario. Questa cosa è avvenuta per Cipro (6,3 miliardi), Grecia (61,9 miliardi) e Spagna (41,3 miliardi). Il primo contributore del Mes è la Germania (27% del capitale totale).

La diffidenza verso il Mes riguarda il fatto che prevede delle condizioni, la firma di un memorandum d’intesa che precede l’applicazione di un controllo sui conti pubblici del Paese che ne fa uso (come successo in Grecia con la Troika). I coronabond invece sono una ridistribuzione del debito fra gli Stati membri, che andrebbe a favorire una maggiore integrazione europea.

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