Smog e inquinamento di macchine

Arrivano conferme ad un sospetto che la scienza aveva formulato già un mese fa e che ora trova pieno riscontro: il Coronavirus può restare nelle polveri sottili dello smog. A dirlo è una ricerca della Società Italiana di Medicina Ambientale, che ha spiegato i risultati degli esperimenti fatti.

Come è stato trovato il Coronavirus nell’aria

Distanziamento sociale e dispositivi di protezione, sì, ma il rischio per il futuro è che il Coronavirus resti in circolo nell’aria a causa dell’inquinamento. Tra i “lati positivi” di questa quarantena forzata c’è stato l’abbassamento dei livelli di smog in Pianura Padana, ma un abbattimento completo è impossibile e rende i risultati della ricerca della Sima ancora più problematici.

A riportare le conclusioni è anche il Presidente della Sima Alessandro Miani, in una video intervista all’agenzia Dire. Qui, ha dichiarato: “Il 17 marzo abbiamo scoperto un’evidenza con uno studio preliminare: oggi abbiamo scoperto che l’RNA virale del Covid-19 è presente sul particolato“.

Che cos’è il particolato atmosferico

Quello cui fa riferimento il Presidente della Sima è il particolato atmosferico (Pm), ossia particelle di aerosol che rimangono sospese nell’aria.

In base alla composizione hanno una diversa velocità di deposizione e per quanto riguarda il pm prodotto da automobili e smog in generale, anche un forte effetto inquinante, nocivo per la natura e per l’uomo.

Qualcosa con cui, insomma, conviviamo già quotidianamente. Fin troppo: l’Italia, riferisce Miani, è il primo paese in Europa per decessi prematuri da inquinamento atmosferico, 76.000 secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente.

Smog e Covid-19: c’è un legame

Come riportato anche sul sito della Sima, la ricerca si è effettuata tramite “l’uso di 2 campionatori ad alto volume, installati nella provincia di Bergamo“.

Dopo le analisi, si è scoperto che “il virus era presente su quel particolato, in almeno 8 giornate” su un periodo di 3 settimane. Questa, riferisce Miani, “È una notizia importante, in previsione della riapertura e della fase 2: l’analisi del pm può diventare un indicatore per eventuali recidive dell’epidemia“.

La ricerca ha insomma verificato con sicurezza che il particolato atmosferico funziona da carrier, ovvero da vettore di trasporto, per
molti contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus
“.

Come fare per la ripresa nella Fase 2

Le analisi della Sima non devono essere motivo di sconforto: sì, il virus può essere portato anche dal pm presente nell’aria e soprattutto nelle zone più inquinate, ma questo potrebbe essere addirittura una possibilità in più per identificarlo.

Va ancora verificata la vitalità e la capacità di virulenza, ma il consiglio della Sima è di utilizzare i marker presenti nell’aria per identificare possibili nuove insorgenze di Coronavirus. Per i cittadini, invece, il consiglio è di utilizzare la mascherina in ambienti pubblici sia all’interno che all’esterno, per limitare al minimo le possibilità di contagio.

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