medici in ospedale

La Lombardia mantiene il triste primato di regione più drammaticamente colpita dal Coronavirus, mentre il Piemonte ha ormai superato l’Emilia-Romagna, giungendo al secondo posto. Stando all’ultimo bollettino diramato dalla Protezione Civile ieri 25 aprile, in totale 195.351 italiani hanno contratto il virus. 105mila sono attualmente positivi. Mentre cala pian piano il numero di pazienti in terapia intensiva e aumenta quello dei guariti (2.622 in più rispetto al giorno precedente), anche le regioni più colpite registrano primi segni di miglioramento. Ma è ancora troppo presto per cantar vittoria.

Il Piemonte sale al secondo posto

Il Piemonte ha infatti registrato 499 casi in più rispetto al 23 aprile.

In totale, la regione ha raggiunto i 24.549 positivi, contro i 24.209 dell’Emilia-Romagna. Attualmente, specifica la Protezione Civile, i positivi sono 12.347 in Emilia-Romagna, 15.502 in Piemonte. Sono infine saliti a 2.803 i decessi piemontesi: quasi la metà (43,4%) nel capoluogo Torino. Ci sono tuttavia dei dati che fanno ben sperare, lentamente cala il numero di ricoverati sia in terapia intensiva che non. Ma soprattutto è la percentuale dei contagi ad aver subito una drastica riduzione: il 19 marzo era del 25,8% giornaliero, il 24 aprile del 2,8%.

Come scrive La Stampa, ciò dimostra l’efficacia delle misure di contenimento. Un altro dato positivo è l’aumento esponenziale del numero di tamponi giornalieri: più del 500%. Ma nonostante tutto, è ancora presto per tirare un sospiro di sollievo.

Avviate le sanificazioni nelle Rsa

Infatti, il calo nel numero dei decessi, a circa 10 giorni dal picco, è stato molto inferiore a quello delle altre regioni più colpite: Lombardia ed Emilia Romagna. Inoltre, sottolinea il quotidiano torinese, il Piemonte ha toccato il picco dei decessi con due settimane di ritardo rispetto a queste regioni.

E il numero dei nuovi contagiati, sui tamponi effettuati negli ultimi giorni è superiore di quasi tre volte quello, ad esempio, del Veneto. La ripartenza, quindi, non pare dietro l’angolo. Intanto, l’esercito ha avviato le sanificazioni delle Rsa più colpite dall’emergenza coronavirus. Le operazioni hanno avuto inizio nella provincia di Alessandria. Nei prossimi giorni interesseranno più di trenta case di riposo in tutto il territorio regionale.

La situazione in Lombardia

La situazione in Lombardia sembra migliorare leggermente.

Su 12.642 tamponi, i nuovi contagi registrati ieri 25 aprile erano 713: un dato così basso non si vedeva da inizio marzo. Anche i decessi e i ricoverati in ospedale proseguono in una lenta discesa. Il miglioramento riguarda anche le province più colpite come Bergamo e Brescia, così come Milano. Il totale dei dimessi, contando i 351 delle ultime 24 ore, è salito a 20.912. La regione resta tuttavia la più colpita d’Italia con i suoi 71mila casi totali, di cui 34.473 attualmente positivi. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma, sottolinea però i problemi della sanità lombarda.

 Al Messaggero, Ippolito dichiara: “il Lazio ha tenuto, è stato un modello di efficienza, mentre la Lombardia ha sofferto per un’onda di grandi dimensioni e per una sanità poco presente sul territorio, molto concentrata su ospedali di eccellenza e tanto privato“.

Emilia Romagna: Bonaccini vuole ripartire subito

In Emilia Romagna, terza regione per numero di contagi da Coronavirus in Italia, il governatore Stefano Bonaccini preme per la ripartenza e suggerisce di togliere l’Iva sulle mascherine. Ai microfoni di SkyTg24 dichiara: “I cantieri, secondo me, dovrebbero riaprire già da domani o da martedì. Potrebbero riaprire per l’edilizia scolastica, le strade.

Se vengono rispettate le norme, se ci sono garanzie di sicurezza, ci sono luoghi di lavoro più sicuri delle file ai supermercati“. Bonaccini aggiunge: Oggi bisogna decidere, non è più tempo di aspettare. Per aprire nuove attività produttive nessuna regione può fare da sola, senza un decreto nazionale. Le decisioni vanno prese perbene per poi comunicarle bene”. Il presidente emiliano assicura che le linee guida del Governo “sia sui dispositivi di protezione che sul distanziamento sociale e noi le rispetteremo e applicheremo. Bisognerà però organizzarsi per aumentare le corse del trasporto pubblico, differenziare gli orari delle città”.