Cronaca

Coronavirus, l’Oms avverte: nessuna prova che i guariti siano immuni

No a passaporti di immunità ai guariti da Coronavirus: secondo l'Oms non ci sono prove che non possano contrarlo una seconda volta
Medico misura la febbre ad un paziente

L’allarme lanciato dall’Oms è inequivocabile: non sottovalutiamo il rischio che il Coronavirus possa essere contratto più di una volta. Mentre il governo pianifica caute riaperture, cercando di arginare le ricadute economiche della pandemia, la voce degli scienziati mette in guardia. Sbagliato ipotizzare un “passaporto d’immunità” per quanti abbiano già contratto il virus, che consentirebbe loro di lavorare e muoversi liberamente. A oggi, infatti, non esistono prove che dimostrino che chi guarisce dal virus ne è immunizzato.

Coronavirus, nessuna prova a favore dell’immunità

Il Coronavirus è un (indesiderato) ospite della società umana da troppo poco tempo: ancora non conosciamo bene il suo comportamento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha già avvertito che il contagio è possibile anche dopo la scomparsa dei sintomi, invita a non immaginare una Fase 2 basata su “passaporti d’immunità”. “Al momento non c’è evidenza che dimostri che le persone guarite da Covid-19 abbiano effettivamente sviluppato gli anticorpi e siano protette da una seconda infezione”, scrive l’Oms in una nota sul sito. L’infondata idea che le persone guarite siano immuni è alla base di vari piani in risposta al Coronavirus, tra i quali la controversa immunità di gregge di matrice britannica.

Guarito non significa immune

La semplice diffusione dell’idea che non sia possibile contrarre due volte il Coronavirus potrebbe avere un effetto perverso. Se le persone pensano di essere immuni al Covid-19, poiché lo hanno già contratto, sono più inclini a ignorare le direttive di comportamento prescritte. Questo “potrebbe quindi aumentare il rischio di protrarre la trasmissione”, avverte l’Oms.

La risposta immunitaria: cosa succede di solito

Il nostro sistema immunitario è un complesso macchinario che sviluppa gli anticorpi a un patogeno contratto con un’infezione in un paio di settimane.

Inizialmente, viene spiegato, a entrare in azione sono macrofagi, neutrofili e cellule dendritiche, con una risposta rapida che permette di rallentare il progredire del virus. Il nostro organismo non si limita però ad arginare il problema: al contrario, produce in risposta quello specifico virus degli anticorpi neutralizzanti, dal complicato nome di immunoglobuline. Sono proprio le immunoglobuline a garantirci che, in futuro, non contrarremo più il virus che ha causato la risposta del sistema immunitario.

Il nostro corpo sviluppa anticorpi al Coronavirus?

Le preziose immunoglobuline sono anche i ricercati speciali nel caso in cui si voglia capire se una persona abbia contratto un virus o meno. Basta una semplice analisi del sangue. Nel caso del Covid-19,  “molti degli studi hanno mostrato che le persone che sono guarite dall’infezione hanno gli anticorpi per il virus”, scrive l’Oms, ma “alcuni di questi hanno livelli estremamente bassi di anticorpi neutralizzanti nel sangue”. L’Oms sottolinea che, al 24 aprile 2020, nessuno studio ha valutato se la presenza degli anticorpi da Coronavirus possa dare immunità ad una successiva infezione nell’uomo.

La scienza ha bisogno di tempo e tentativi. Gli studi sul Coronavirus sono ancora in fase embrionale e necessitano “ulteriore convalida per determinarne accuratezza e affidabilità”.

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