Cronaca

Coronavirus: il documento riservato che avrebbe frenato Conte sulla riapertura

Coronavirus e fase 2: spunta un report che avrebbe spinto il Governo alla cautela sulle riaperture
provetta in mano ad un medico

Emergenza Coronavirus e fase 2: il binomio è oggetto di studio e dibattito, in ambito politico e socioeconomico, e anche arena di critiche per le misure di contenimento scelte dall’Italia. Per alcuni, come il presidente del Veneto Zaia, si sarebbe potuto “fare di più” rispetto alla riapertura graduale che scatterà dal prossimo 4 maggio. Ma in queste ore è spuntato un presunto documento riservato che avrebbe “frenato” il Governo sull’allentamento delle misure restrittive.

Il presunto documento che avrebbe frenato le riaperture

Un report riservato di 22 pagine, pubblicato dal quotidiano Il Tempo e da Open, conterrebbe le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico per l’emergenza Covid-19 che avrebbero spinto il premier Conte a non correre troppo con le riaperture dopo il lockdown.

Si tratterebbe di un documento, riportano le testate, che avrebbe convinto il Governo a non avviare la fase 2 con troppo slancio in materia di riaperture. Il file si apre con il titolo “Valutazione di politiche di riapertura utilizzando contatti sociali e rischio di esposizione professionale“, e si legge che verterebbe sull’analisi dei rischi di contagio associati a “diversi scenari di rilascio del lockdown introdotto l’11 marzo sul territorio nazionale“.

Scenari sui rischi e risultati

Scenari possibili sui rischi dell’allentamento del lockdown sarebbero stati esposti nel report riservato di cui è emersa notizia nelle ultime ore, corredati da simulazioni grafiche sulla diffusione epidemica in caso di riapertura.

Al termine dell’analisi, il cui documento integrale è stato pubblicato da Il Tempo, sono proposti risultati e conclusioni che deriverebbero dalle simulazioni effettuate.

Riaprire le scuole innescherebbe una nuova e rapida crescita epidemia di COVID-19“, si legge nel testo, considerazione indicata anche per il settore commerciale e di ristorazione per cui “un aumento di contatti in comunità è da considerarsi un’inevitabile conseguenza dell’apertura di tali settori al pubblico, e può potenzialmente innescare nuove epidemie“.

Nel documento si legge anche che “nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali (in presenza di scuole chiuse), anche qualora la trasmissibilità superi la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco risulterebbe comunque inferiore alla attuale disponibilità di posti letto a livello nazionale (circa 9.000)“.

La conclusione evidenziata nel presunto report riservato sarebbe la seguente: “Ci sono però delle incertezze sul valore dell’efficacia dell’uso di mascherine per la popolazione generale dovute a una limitata evidenza scientifica, sebbene le stesse siano ampiamente consigliate; oppure variabili non misurabili, es. il comportamento delle persone dopo la riapertura in termini di adesione alle norme sul distanziamento sociale ed utilizzo delle mascherine e l’efficacia delle disposizioni per ridurre la trasmissione sul trasporto pubblico. Elementi questi che suggeriscono di adottare un approccio a passi progressivi“.

Raccomandabile, secondo quanto indicato nel documento, “la sperimentazione delle misure (magari considerando una
riapertura parziale delle attività lavorative, es. 50%) per un arco di tempo di almeno 14 giorni accompagnata al monitoraggio dell’impatto del rilascio del lockdown sulla trasmissibilità di SARS-CoV-2
“.

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