Giuseppe Conte e Luca Zaia

Non accenna a placarsi il dibattito politico e amministrativo in Italia. L’emergenza Coronavirus sta lentamente e faticosamente rientrando, tanto da aver permesso l’attuazione di una Fase 2. Sulle sue specifiche misure, però, c’è ancora disaccordo tra Regioni e Governo. Le prime, chiedono più poteri e la possibilità di adattare le misure in base ai casi dei singoli territori.

La lettera di 13 Regioni a Conte e Mattarella

Sono 13 su 20 le Regioni che hanno firmato una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica Mattarella e al premier Giuseppe Conte. L’oggetto è ovviamente le misure della Fase 2, che saranno ancora una volta da intendere a livello nazionale, almeno nelle intenzioni espresse nella conferenza stampa.

Le Regioni firmatarie sono: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicila, Umbria, Veneto e la Provincia Autonoma di Trento.

Nella lettera riportata da numerose fonti, si fa cenno al senso di responsabilità con cui le Regioni hanno accettato l’accentramento dei poteri da parte del Governo, “a causa dell’assoluta emergenza e del principio di leale collaborazione tra livelli di governo“.

Problemi di compatibilità con la Costituzione

A emergere, nel lungo testo, è un “problemi di compatibilità con la Costituzione” dato dal continuo ricorso ai DPCM, senza coinvolgimento parlamentare.

Un modus operandi che per le Regioni potrebbe portare a criticità giuridico-amministrative. Per questo, si legge, è “essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni“.

Nello specifico, si richiede una “‘normalizzazione dell’emergenza‘, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione“.

Ogni Regione abbia le proprie misure

Il focus della lettera inviata a Sergio Mattarella e Conte, è la richiesta che ogni Regione possa “modellare” le misure in base all’andamento epidemiologico e le specificità strutturali.

Molti fanno notare, in questi giorni, che attuare le stesse misure della Lombardia a Regioni con zero nuovi casi, potrebbe creare problemi. “Trattando in modo uniforme situazioni diverse – dicono i Governatori – si giungerebbe al paradosso di aumentare le disuguaglianze“.

Per questo, richiedono “un sistema di collaborazione tra governo centrale e governi regionali maggiormente in linea con le prerogative costituzionali“, che si basi su un “rigoroso controllo da parte del Governo centrale, utilizzando parametri scientifici oggettivi“.

Da qui, la specifica richiesta di modificare “l’attuale struttura del DPCM 26 aprile 2020“. L’obiettivo è dare la “necessaria flessibilità” alle Regioni, di modo che possano “applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale“, laddove i numeri del contagio da Coronavirus lo consentano.

La Calabria riapre i bar

Dalle parole ai fatti. Stando a quanto riporta in serata l’Ansa, la Presidente della Regione Jole Santelli avrebbe emesso un’ordinanza speciale che consente “la ripresa delle attività di bar, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, agriturismo con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto“.

Il tutto a patto che le strutture rispettino le misure anti-contagio.

Anche il Ministro Boccia apre a questa possibilità

Nel pomeriggio, lo stesso Ministro per le Autonomie e gli Affari regionali Francesco Boccia aveva dato segnali di apertura. Stando a quanto riportano le fonti, parlando alle Regioni Boccia avrebbe detto che “ci potranno essere dal 18 maggio scelte differenziate tra le regioni sulle riaperture di attività“. Fondamentale però sarà stabilire un sistema di monitoraggio con il Ministero della Salute.

Boccia, pur aprendo alla possibilità che le Regioni stabiliscano le proprie ordinanze, avrebbe chiesto che “siano coerenti con il Dpcm“.

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