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La scarcerazione di Pasquale Zagaria, boss dei Casalesi al 41 bis, non è l’ultima notizia ad amplificare il dibattito sulla gestione dell’emergenza Coronavirus nelle carceri italiane. Secondo Repubblica, sarebbero almeno 100 i detenuti accusati di mafia in attesa di risposta alla stessa istanza. Tra loro ci sarebbe anche il fratello di Totò Riina.

Istanze di scarcerazione nell’era del Covid-19

I numeri lieviterebbero a ritmo sostenuto, e i nomi sarebbero altrettanto imponenti. È lo spaccato della situazione sulle istanze di scarcerazione presentate nell’era del Covid-19, secondo il quotidiano Repubblica, che attualmente riguarderebbe almeno 100 detenuti accusati di reati di mafia in attesa dell’esito alla richiesta di lasciare la prigione per motivi di salute.

Boss in regime di 41 bis che avrebbero chiesto di essere sottoposti ai domiciliari, in costanza dell’emergenza sanitaria la cui cornice di restrizioni ha infiammato il clima all’interno di molti penitenziari italiani.

La richiesta del fratello di Totò Riina

Stando a quanto battuto da Repubblica, uno dei nomi di spicco tra i detenuti in attesa di risposta all’istanza sarebbe quello di Gaetano Riina, fratello del capo dei capi di Cosa nostra.

Il quotidiano riporta un passaggio di quelle che sarebbero le dichiarazioni di uno dei legali, Pietro Riggi. L’avvocato avrebbe precisato che il suo assistito, oggi 87enne, sarebbe affetto da gravi patologie e a determinare la necessità della richiesta sarebbe stato il fatto che a Torino, dove è recluso, si sarebbero registrati 60 casi di positività nella popolazione carceraria.

“Tano” Riina avrebbe davanti a sé ancora almeno 2 anni da scontare. Ansa riporta un altro dato: sarebbero 376, ad oggi, i detenuti per mafia o droga usciti dal carcere durante l’emergenza Coronavirus.

Nel seno di questo scenario in divenire, la bufera sulle scarcerazioni dei boss è diventata materia scottante che rimbalza, senza sosta, tra l’arena politica e quella televisiva.

A margine del clamore innescato dalla questione, si sono registrati le dimissioni del capo del Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria), Francesco Basentini, e l’esplosione di un altro sisma mediatico che ha travolto le cronache: il livido botta e risposta tra il magistrato antimafia Nino Di Matteo e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, andato in scena nella trasmissione di Massimo Giletti.