primo piano roberto burioni

La battaglia contro il coronavirus continua in tutto il mondo, mentre scienziati e virologi cercano vaccini e ne studiano la composizione. L’Italia è in prima linea e gli sforzi sono stati oggi premiati da una diminuzione di contagi e decessi. Alcuni esperti a Che Tempo Che Fa chiariscono alcuni aspetti del coronavirus.

Il coronavirus è ancora un pericolo

Il professor Roberto Burioni commenta la diminuzione della curva epidemiologica che ha portato l’Italia alla fase 2, non senza polemiche. Un traguardo conseguito “Grazie al sacrificio di tutti gli italiani“, ma “Adesso dobbiamo stare attenti perché il virus non è sparito.

Abbiamo visto che anche dove hanno combattuto bene il virus, il virus riparte“. Non c’è inoltre certezza che il coronavirus possa attenuarsi durante l’estate, un’ipotesi basata sul comportamento di virus simili.

La ricerca scientifica

Al momento i ricercatori stanno sviluppando diverse tecniche per combatterlo, riprendendo anche vecchi metodi. Una procedura che utilizza il virus purificato testato su topi e macachi, il cui studio è stato pubblicato sulla rivista Science, sta dando speranza. “Hanno preso il virus del COVID-19 e hanno fatto quello che hanno fatto nel 1952 per la poliomielite.

Il risultato è stato ottimo, perché gli animali non hanno avuto danni e quando si è trattato di infettarli sono rimasti protetti. È un risultato parziale, ma è un ottimo segno“.

Ovviamente i tempi sono lunghi e richiedono continui aggiustamenti: “Dobbiamo avere pazienza, perché sono necessari studi controllati. C’è un dato preliminare, però poi bisogna sperimentarlo“, commenta Burioni.

Il modello Veneto vincente

Giorgio Palù, professore emerito di Microbiologia all’Università di Padova avverte su un possibile ritorno del coronavirus: “Il rischio è che si possa riaccendere un focolaio epidemico.

Potrebbe succedere anche se i dati sono molto buoni. Bisogna mettere in atto tutte quelle accortezze per identificare quanto prima l’accendersi di un focolaio, ci deve essere un sistema di sorveglianza“.

Il modello Veneto secondo il professor Palù ha funzionato: il sistema capillare di prevenzione sul territorio, il monitoraggio dei presidi ospedalieri, i tamponi fatti agli operatori sanitari. Il Veneto ha inoltre attivato la possibilità di trattare in casa i pazienti, ospedalizzando solo il 20% dei malati contro il 60% della Lombardia. Il successo veneto “Nasce da una cultura che viene da Venezia, che guardava all’Oriente da dove arrivavano le pandemie.

C’è una scuola medica di grandissima tradizione che già nel ‘500 indossavano delle maschere, avevano guanti e copricapi. Parliamo di un complesso di eccellenza“.

fabio fazio in collegamento con i virologi
Fabio Fazio in collegamento con Giorgio Palù e Luca Lorini

L’Italia un riferimento per il coronavirus

Luca Lorini, direttore dell’Unità di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII spiega come “gli italiani sono diventati espertissimi. Hanno capito che una cura certa c’è, il non infettarsi“, continua riferendosi alle stringenti misure di lockdown. Il metodo migliore “L’abbiamo trovato: non contrarre il virus” e gli altri “l’hanno imparata.

Da 70-80 giorni è la prima domenica in cui abbiamo il più basso numero di morti, di contagi, di accessi in terapia intensiva. La gente ha potuto cautamente respirare un po’ di aria“.

Un ritorno alla situazione precedente è improbabile, secondo Lorini: “Ci sono prove scientifiche che il virus era presente in Europa tra la fine di dicembre e la prima settimana di gennaio“, spiega il medico, “Questa volta non succederà. Sapendo che il virus c’è, con il distanziamento sociale e l’uso della mascherina farà pochissimo danno“.

Un virus nuovo

Il professor Palù spiega la reattività della ricerca scientifica: da “un virus che non conoscevamo” abbiamo appreso molto “anche da un punto di vista clinico.

La virologia fa passi un po’ più lenti, stiamo studiando le mutazioni di questo virus“.

Fondamentale è studiare proprio le mutazioni, che hanno diverse variabili: “Dipende da quanto il virus è aggressivo ma anche dalla nostra capacità di rispondere. Abbiamo imparato che non è come l’influenza, ma neanche come la SARS o il coronavirus del raffreddore. Può diffondersi anche da un portatore sano o asintomatico. Il virus può riprendere, e questo può portare le complicanze“, conclude Palù.

I tamponi fondamentali

Per contrastare la seconda ondata fondamentali sono i tamponi, per cui molti lamentano ritardi. Per Burioni non è una questione di costi, che sono molto contenuti: “Non stiamo parlando di una cosa costosissima, ci vuole l’organizzazione“, dichiara il virologo.

Palù spiega che “Si fanno estensivamente in Veneto” e che il problema può essere “un sovraffollamento nei laboratori, arrivano più di 10mila tamponi da analizzare al giorno“.

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