Una trasfusione di plasma iperimmune ad un paziente Covid-19

Oltre alla questione delle riaperture e ai singoli dati dei contagi dell’emergenza Coronavirus, il tema caldo in Italia è la speranza riaccesa dalla terapia col plasma iperimmune. Una possibilità che sembra dare risultati concreti, ora certificati anche da una sperimentazione del Policlinico di Pavia.

Che cos’è la plasmaferesi

È passato quasi un mese da quando sono stati resi noti i primi, timidamente positivi risultati della plasmaferesi. Una terapia particolare che potrebbe, nelle migliori speranze, essere una chiave di volta nella cura del Covid-19. Non nella prevenzione, per quello servirà comunque il vaccino.

Un mese fa veniva reso noto che una donna era stata curata grazie alla trasfusione di plasma (la componente liquida del sangue) preso da pazienti guariti dal Covid. Questi, infatti, hanno prodotto anticorpi immunizzanti, con cioè la capacità di contrastare il Covid-19 anche negli organismi di pazienti ancora malati.

Il Veneto vuole aprire una banca del plasma

I risultati sono stati tanto incoraggianti da sortire anche le prime iniziative a riguardo. Su tutte, quella del Presidente del Veneto Luca Zaia, che nei giorni scorsi ha dichiarato di voler creare una Banca del Plasma.

Per farlo, Zaia ha inviato una lettera ai cittadini veneti guariti dal Covid-19, per invitarli ad un prelievo. Il loro sangue verrebbe così conservato, per poter essere usato come cura, o come donazione in caso la cura al plasma non dovesse rivelarsi efficace come sembra.

Lo studio conferma: cala la mortalità

Conferme sull’efficacia arrivano da chi ha iniziato a lavorare in questa direzione, ossia il Policlinico San Matteo di Pavia e l’Asst di Mantova. Come riportano numerose fonti, queste hanno presentato alla Regione Lombardia i risultati di uno studio incentrato sulla cura al plasma iperimmune.

Adnkronos ha riportato che il direttore dell’unità di virologia Fausto Baldanti ha dichiarato: “Dati di origine centrale fissavano la mortalità dei pazienti in ventilazione assistita e ricoverati in terapia intensiva tra il 13% e il 20%. Il primo obiettivo era verificare se la terapia con plasma iperimmune fosse in grado di ridurre la mortalità. E in effetti si è ridotta al 6%”.

La cura al plasma darebbe buoni risultati anche in altri campi però. “I parametri respiratori misurati anche a livello biochimico sono migliorati drammaticamente al termine della prima settimana“, così come quelli relativi al livello di infiammazione.

“Abbiamo usato la cultura medica”

Nell scorse settimane, si è accesa una certa polemica sui social da parte di chi riteneva che quella della cura al plasma fosse una notizia tenuta nascosta o poco coperta dai media. In realtà, sono stati numerosi gli articoli a riguardo. L’eccezionalità della scoperta però è stata in qualche modo “ridimensionata” dallo stesso Baldanti: “Non abbiamo scoperto l’acqua calda, ma abbiamo usato la cultura medica“, riporta Adnkronos.

I risultati dello studio sono stati particolarmente apprezzati dall’amministrazione lombarda, a partire dal Governatore Fontana all’assessore Gallera, che ha lanciato già l’iniziativa di una banca del plasma iperimmune anche in Lombardia.

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