Vincenzo De Luca, governatore della Campania, si rifiuta di firmare l'intesa Stato-Regioni sulle riaperture nella fase 2

Accennano a calmarsi le acque fra il governo centrale e le giunte regionali, anche se non in maniera omogenea. Alla vigilia del 18 maggio, che segnerà l’entrata nel vivo della Fase 2, le critiche di alcuni Presidenti di Regione continuano a piovere. In particolare, si è levata forte la voce di Vincenzo De Luca, critico dell’intesa Stato-Regioni. Tant’è che il governatore campano ha rifiutato di firmarla.

Campania, De Luca furioso non firma l’intesa: “Inaccettabile”

La Campania non è d’accordo e non ha sottoscritto l’intesa Stato-Regioni che alcuni media presentano come condivisa all’unanimità”, tuona De Luca a Mezz’ora in più su RaiTre.

Su alcune norme di sicurezza generale deve pronunciarsi il ministero della Salute, non è possibile che il Governo scarichi opportunisticamente tutte le decisioni sulle Regioni”, prosegue il presidente, elogiato anche dalla stampa francese per il suo operato durante l’emergenza coronavirus. “Io non lo so cosa succederà il 3 giugno, io cercherò di ragionare il 2 giugno per sapere qual è la situazione epidemiologica. Che significa liberi tutti?

De Luca sottolinea inoltre che “La Campania è la Regione d’Italia che ha meno risorse fra tutte le Regioni nel fondo sanitario nazionale”.

Dure accuse anche sul versante tamponi, consegnati in quantità maggiori alle altre Regioni. “In queste condizioni, produrre i risultati raggiunti dalla Campania è stato un risultato straordinario”. Per questi motivi e per il “clima di confusione” attuale, il governatore promette: “Noi non apriamo lunedì mattina né i ristoranti, né i pub, né altro, per serietà. Abbiamo deciso di avere un’interlocuzione con le categorie economiche per prepararli alla sanificazione”.

La Liguria anticipa le riaperture, il Piemonte le ritarda

Nel cuore della notte tra il 16 e il 17 maggio, dopo lunghe discussioni, il governo e le Regioni sono arrivati ad un’intesa, seppur non condivisa all’unanimità.

Il ministro degli Affari regionali Boccia e il governatore emiliano Bonaccini (presidente della conferenza delle Regioni e delle province autonome), si sono detti tuttavia soddisfatti. In pratica, il governo centrale ha dato delle linee guida per le riaperture da domani 18 maggio fino al 15 giugno. Ogni Regione sarà però libera di agire in autonomia, ma sempre nel rispetto delle norme di sicurezza.

Ad esempio, l’Emilia-Romagna ha scelto di allinearsi alle linee guida di Roma, eccezion fatta per una deroga agli stabilimenti balneari.

La Liguria invece anticipa tutte le riaperture al 18 maggio. Al contrario, il Piemonte ritarda la riapertura di bar e ristoranti, posticipandola al 23 maggio.

Lombardia: ok alle linee del governo. La Sardegna pensa a un passaporto sanitario

La Lombardia, fa sapere il presidente Attilio Fontana, seguirà la linea dettata dal governo. Pur essendo ancora la Regione di gran lunga più colpita d’Italia (attualmente ci sono ancora 27mila positivi) e nonostante le critiche che hanno accompagnato la gestione dell’emergenza, la giunta lombarda ha deciso di non posticipare le riaperture.

In Veneto, Zaia ha ribadito l’obbligo assoluto della mascherina, promettendo multe salate ai trasgressori. Anche in Toscana riaprono tutti i negozi previsti dalle linee guida del governo. Infine, il governatore della Sardegna Christian Solinas spiega al Sole 24 Ore: “Riapriamo pressoché tutto. Riattiviamo anche i voli privati”. Inoltre, la giunta sarda è al lavoro per rendere l’isola una zona Covid free. Come? “Garantendo ingressi sicuri grazie a un passaporto sanitario”. Ad oggi, la Sardegna ha l’indice di riproducibilità più basso d’Italia, perciò non si escludono riaperture anticipate rispetto al calendario nazionale.  

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